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The queer talks • Daphne Bohémien

Intervista a Daphne Bohémien 

di Krizia Ribotta Giraudo

Chi sei e dove vivi?

Sono Maximiliano Vitriani in arte Daphne Bohémien e abito a Milano. Faccio drag da quasi 9 anni, ho iniziato prima che fosse di moda. I miei genitori l’hanno saputo solo 2 anni fa, perché pensavo che non lo avrebbero accettato, che non avrebbero capito. Poi, però, la cosa è diventata una parte talmente tanto grande e importante della mia vita, che dovevo dirlo a mamma e a papà. Con loro ho sempre avuto un bel rapporto. E si sono rivelati come sono davvero: meravigliosi, super aperti e super supportive. Non avrei potuto chiedere di meglio!

I tuoi genitori non hanno avuto paura che non venissi accettato dagli altri?

In realtà no, hanno avuto più questo timore quando ho detto a loro di essere gay. Il fatto di fare drag lo hanno sempre visto e lo vedono come qualcosa di super circoscritto, di artistico. Perché, alla fine, per me è lavoro. Certo, a volte quando devo spostarmi sono un po’ preoccupati, ma è normale per un genitore. Essere gay, invece è completamente diverso: fa parte di te, se sei gay lo sei 24 ore su 24, e se hai un’estetica che è abbastanza impattante come la mia, puoi creare po’ di scompiglio. Da genitore ti chiedi cosa può succedere a tuo figlio o a tua figlia, perché comunque è un qualcosa di più grande.

Come è nato questo interesse – poi diventato passione – per il mondo drag, tanto da farne un lavoro?

È iniziato con un film, Party Monster (2003), che racconta di come puoi trasformarti non solo in chi vuoi, ma anche in cosa vuoi. Fare drag per me è stato molto terapeutico, perché ho avuto un’infanzia e un’adolescenza terribili: sono sempre stata bullizzata, senza contare altri 200 milioni di problemi. Ad un certo punto avevo bisogno di qualcosa che mi facesse incanalare tutte le emozioni, quindi ho creato Daphne. All’inizio era super monster e creepy: sentivo la necessità di creare un mostro che facesse più paura dei mostri che avevo dentro. Avevo bisogno che la gente, almeno in quel momento, mi desse tutto il rispetto che non mi aveva mai dato prima. Dovevo fare paura, perché volevo che gli altri, almeno quando ero in drag, avessero un po’ quel timore reverenziale. Poi sono cresciuta, ho risolto alcuni problemi e metabolizzato diverse cose, e il personaggio si è evoluto con me, è cambiato come sono cambiata io. Ora ho un aspetto diverso, ho capito che posso essere anche comedy, e soprattutto ho scoperto che mi piace l’interazione con il pubblico, cosa che prima non mi interessava minimamente. E ho iniziato ad orientarmi nel sociale. Se prima il rapporto con il pubblico che assisteva agli spettacoli si limitava a: “Hey, guarda che sono su un piedistallo, due piani sopra di te”, ora lo vivo come una connessione di vitale importanza non solo per me, ma anche e soprattutto per gli altri. Con la mia storia posso aiutare chi non ha ancora il coraggio, o la forza, di fare coming out e di accettarsi per com’è, così come posso spiegare che, chi fa drag, non è una creatura “metà donna e metà troia” – perché sono queste le parole che vengono usate nei nostri confronti-. Ed è molto gratificante quando qualcuno che non ho mai visto prima, mi si avvicina o mi scrive sui social raccontandomi la sua storia perché si sente in sintonia con me.

Come vivi il rapporto con gli haters?

So che esistono, anche se non sempre si palesano sui social. So cosa dicono, so delle guerre silenziose che sono state fatte, ma fa parte del gioco. All’inizio era molto facile che mi creassi io dei nemici, ero una testa calda, sempre litigiosa. Pensavo di dover attaccare per non farmi attaccare, poi ho capito di essere abbastanza forte da sapermi difendere, e che quindi non ho bisogno di attaccare per prima. Perché posso davvero combattere qualsiasi cosa. A livello lavorativo, invece, come accade nel mondo dello spettacolo, man mano che il prodotto che offri funziona, gli altri iniziano a chiedersi chi sei. Fortunatamente nel locale in cui lavoro non viviamo questo tipo di competizione, perché facciamo tutte numeri molto diversi tra loro. Io, dal mio canto, propongo un’estetica mia che non si rifà a nessuno, e dedico talmente tante energie a lavorare su me stessa per arrivare dove voglio arrivare che non ho tempo e voglia di guardare cosa fanno le altre. Sono concentrata al 200% a migliorare ogni cosa, sono super perfezionista, mi bacchetto costantemente. Io non voglio fare di meglio rispetto a cosa fanno le altre, voglio fare meglio di come sto facendo. Ho sicuramente dei modelli da cui prendo ispirazione, ma di certo non mi metto nei panni di qualcun’altra. Non mi piace imitare, non ne sarei neanche capace. Se trovo un’idea che mi piace, anche in base al mio mood del momento, ci lavoro su fino a farla mia.

Milano come vive l’evoluzione del drag, è aperta?

Non abiterei in nessun’altra parte d’Italia se non a Milano: ti dà talmente tante possibilità e opportunità che è veramente come se vivessi una città stato. È una bolla in cui esistono e convivono realtà talmente tanto diverse che riescono ad essere inclusive. Milano è assolutamente fantastica, e lo noto anche paragonandola ai posti in cui vivono le mie colleghe. Loro, nelle loro città, si limitano a fare drag nel locale in cui si esibiscono; io, invece, ho la possibilità di essere invitata ad eventi e sfilate, di partecipare a video musicali e spot pubblicitari. E questo, per come voglio incentrare il drag, è assolutamente fondamentale per me: non voglio limitarmi a fare la performance in discoteca, mi piacerebbe poter diventare un personaggio a 360 gradi.

Nel tuo futuro ti vedi più Max o più Daphne?

Mi vedo signora, senza ombra di dubbio. Ora come ora non sento l’esigenza di una transizione completa, mi guardo allo specchio e mi piace quello che vedo, non sono a disagio con il mio corpo. Certo, non è perfetto, ma da quando faccio drag ho imparato ad apprezzarlo, e i vari ritocchi a cui mi sono sottoposta, labbra, zigomi, botox, sono sempre stati in funzione del mio drag. Ho anche tolto le sopracciglia, perché per me è più importante avere un make up bello e che funziona su Daphne. Quando ero più piccola ho vissuto molto la fase del trovarmi in un corpo in cui non mi sentivo a mio agio, poi, grazie al drag, ho capito che potevo davvero trasformarmi in chi volevo. Diciamo che la transizione è rimasta un qualcosa di latente, ed è comunque un discorso abbastanza complicato: se inizi a 40 anni, dopo che per decenni hai vissuto in un corpo maschile, non sarai mai una bella donna. Quindi al momento mi bastano le piccole correzioni che ho fatto in funzione di quello che mi piace, e il prima possibile mi rifarò naso, fondoschiena e fianchi. E per essere una di 25 anni (età che dichiara, ndr), direi che va bene.

Se volessi fare una transizione completa, i tuoi ti appoggerebbero?

Assolutamente sì, mia madre sarebbe super contenta, me lo dice spesso, e me l’ha ripetuto anche qualche giorno fa, quando sono andata a Barletta a trovarla. È la prima cosa che mi ha detto. 

Daphne, oltre al coming out sul fare drag, sui social hai parlato anche di un altro aspetto molto importante della tua vita: il fatto di essere HIV+. 

Ho scoperto di essere HIV+ 2 anni fa. La mia reazione è stata quella di reagire come reagisco di solito, ovvero sdrammatizzare. Quando mi hanno detto: “Sei risultato positivo all’HIV, alla sifilide e all’epatite”, ho risposto: “Quindi ho vinto un set di pentole!” (ride). Non l’ho mai presa male, sapevo che tanto c’era una cura. Chiaramente non ero la persona più felice del mondo, perché ti dicono che hai una cosa che ti durerà per tutta la vita, però non sono mai caduta nello sconforto, e non ho mai pensato: “Oddio, la mia vita è finita”. Ho iniziato subito la terapia, per questo sono a viremia azzerata, il che significa che non posso trasmettere il virus neanche durante rapporti non protetti. Ci sono stati momenti più difficili di altri, specie quando mi chiedevo se mai, in futuro, avessi trovato una persona che si sarebbe fatta le paranoie. Sono stati momenti brevi, fino a che ad un certo punto mi sono detta: “Amo’, sai che c’è? Se la persona la trovi la trovi, se non la trovi va bene comunque, prenderai 72 gatti, che comunque sono meglio di un uomo, di base”. (ride). Dopo 2 anni ho deciso di fare coming out sui social perché in quel momento ho deciso che come drag, come personaggio pubblico, potevo fare qualcosa e potevo arrivare a più persone. Questa cosa mi è servita molto, mi ha fatto crescere.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Che la tua vita non cambia: fai qualche esame in più ogni tanto e prendi una pastiglia al giorno. E sai che andrà tutto bene. La gente non può e non deve avere paura del giudizio degli altri solo perché c’è lo stigma per cui se hai “questa roba” chissà cos’hai fatto. All’epoca facevo già controlli, perché avevo dei rapporti a rischio: per un certo periodo avevo diversi partner sessuali, e alcuni non li conoscevo neanche. Eppure ho preso l’HIV da un compagno a cui ero fedele. E quando gliel’ho detto, ha subito risposto che non era stato lui, che lui non aveva niente… Ho sentito quindi l’esigenza di raccontarmi sui social, di dire: “Raga, io sono sieropositiva, lo sono da anni, sto bene, e vi assicuro che la mia vita non è cambiata. E a voi a cui lo sto dicendo, non cambia nulla”. Certo, se lo dice solo Daphne non fa la differenza, ma se più persone iniziano ad avere la forza di ammettere che è davvero così, perché lo stanno vivendo, allora insieme possiamo fare la differenza. Ma mi rendo conto che è un passaggio molto delicato e difficile da fare. Nel mio piccolo ho preso parte alla campagna #zerovirale, presentata da ASA – Associazione Solidarietà AIDS – Milano, in cui raccontiamo di come questo breve video di Daphne e di Max non sia virale, proprio come il mio virus.

*Daphne ci spiega che grazie alla terapia antiretrovirale, la quantità di virus presente nel sangue è pari a zero. Tanto da non essere rilevabile dagli strumenti di laboratorio. Non è rilevabile e quindi non è trasmissibile! U=U Undetectable=Untransmittable significa non rilevabile, quindi non trasmissibile. I migliori risultati si ottengono quando si inizia la terapia antiretrovirale subito.

A tal proposito, cosa ne pensi della PrEP (assunzione preventiva di medicinali anti-HIV, ndr)?

Quando apro delle chat di incontri, c’è scritto: “Solo sani, no PrEP”. Come se fosse qualcosa di negativo. Ok, usiamo il preservativo, va bene, è giusto, e ti protegge da qualsiasi cosa. Ma essere in PrEP significa avere quella sicurezza in più e soprattutto vuol dire che ci si sta proteggendo. Invece questo tipo di informazione passa in modo blando, per via del pregiudizio della gente. Quando in paesi come l’Australia o il Regno Unito, la PrEP non è un lusso che solo gli avvocati 45enni si possono permettere, ma è a disposizione anche del ragazzo di 25 anni che ha deciso di proteggersi.

ENG

Interview with Daphne Bohémien 

by Krizia Ribotta Giraudo

Who are you and where do you live?

I am Maximiliano Vitriani and I live in Milan, AKA Daphne Bohemien. I am a drag queen, I started 9 years ago, long before it was so common. At the beginning I didn’t say anything to my parents with whom I’ve always had an amazing relationship, because I was afraid they couldn’t understand it. After 7 years, when I realized that I wanted to be a professional drag queen, and when this new identity of mine because so important to me, I talked to my parents. They reacted in the best way, by accepting it, proving to be they are amazing and supportive as always. And I couldn't ask for anything better.

Were your parents afraid of the fact that other people could not accept you?

Actually no, they had this fear when I told them I was gay. You see, when I am a drag queen, I am on stage, I am performing. Of course, as all the parents, they are a little bit scared when I have to travel to reach a venue. They know the show ends at some point, so they are OK with that. Being gay is totally different, it’s a part of who you are, you are gay 24/7. Plus, if you have an impassive look like mine, you can create a bit of a mess. If your son or daughter is gay, you, as a parent, always hope that he or she is safe everytime he or she goes out.

How did you start liking being a drag queen and transform it in your passion first and then in your job?

It all started with a movie, Party Monster (2003): it shows you that you can transform yourself not only into who you want, but also into what you want. Becoming a drag queen was super therapeutic for me: I had a terrible childhood and teenagerhood, I've been bullied for years. At a certain point I felt I needed a way to deal with all the emotions I had inside, so I created Daphne. At the beginning my character was super monster and creepy: I wanted to create a monster that was more frightener than the monsters I had inside. I needed people looking at me on the stage to give me all the respect they had never given me before. I had to be scary, I wanted the audience to be afraid of me, at least when I was performing. Then I grew up, I solved and got through some problems Daphne changed too. Now I look totally different, and I realized I also like to interact with the audience. Being in touch with these people made me realized that I can also do social work. When I created Daphne my motto was: “Hey, you, look at me: I am too feet above you, can you see my on this pedestal?”. Now I am able to talk to people, both on the internet and in real life, and say that if you are a drag queen you are a person, not some strange creature “half woman, half whore”. These are the words people use while referring to us. Sharing my story also helped, and still help, others, and I am honored when someone PM me and says: “We don’t know each other, but I feel like my story is pretty closer to yours, so I want to tell you what I have never said to anyone else”.

How do you deal with your haters?

I know they exist, even if they don't always show up on social media. I know what they say, I know about the silent wars that have made for years, but you know: if you are an artist, you have to accept the other side of the coin too. At the beginning it was very easy for me get enemies, because of my attitude and my way of behaving. I thought I had to attack first in order not be attacked. Then I realized that I was strong enough to defend and protect myself, and I could fight any battle. At a working level, luckily, I never felt any pressure from my colleagues: each of us a unique character, and there is no competition between us. Moreover, my look is very different from the others, I don’t copy any other style, I just take inspiration for a costume or a movement and I work hard to transform it into something that works perfect on me. Doing this takes a lot of time and energy, so, honestly, I wouldn’t have time to gossip about my colleagues. I am 200% focused on improving everything about Daphne, I am a super perfectionist, I don't want to do better than others, I want to do better than what I'm doing.

Is Milan open to the drag world?

Milan gives you so many chances and opportunities, it’s like a city state. It’s a bubble in which so many different realities coexist, it’s absolutely the top! I feel very lucky to be invited to public events, fashion shows and to be featured in TV spots and videoclips. My colleagues who live in other cities, they can only perform in clubs. Being able to be considered as a public character for me it’s simply perfect, because I want to do more than just a performance at night. I want to be a complete artist who can sing, dance, present, act and so on.

Do you see Max or Daphne in your future?

I see myself as a lady, without any doubt. Right now I don't feel the need of a complete transition: when I look myself into the mirror I like what I see, I don’t feel uncomfortable with my body. Of course, I know it's not perfect, but since I started to be a drag queen I learned to appreciate every part of me. I just did some little adjustments like lips, cheekbones, and botox, because of the way I wanted Daphne to be. I also removed my eyebrows: for me it’s more important to have a beautiful make-up that works great on my character. When I was younger I wasn’t always sure to be in the right body, you know, but when I started to be Daphne I realized that I could really turn into who I wanted. Talking about the transition, it’s a thought I have somewhere in my mind, but honestly, you can’t think about starting it when you are 40 and pretend to become a beautiful woman: you have lived an entire life into a man’s body. We will see… What I am sure of is that I want to do a nose, ass and hips job as soon as possible. And I think it’s pretty good for a 25-year-old person (age she declares, editor’s note).

If you wanted to do a complete transition, would your parents support you?

Absolutely yes, my mother would be really happy, she often tells me that. I visited her a couple of days ago in Barletta, and that was the first thing she told me. How can’t I love such a lovely person?

Daphe, on social media you also talked about another very important aspect: the fact of being HIV positive.

I found out to be HIV positive 2 years ago. My reaction was: "Hey, I received HIV, syphilis and hepatitis positive results! I basically won the lottery!” (laughing). Of course I wasn’t the happiest person in the world but I knew there was a cure, and my life wasn’t over. I thought I was a risk to others, I was anxious I could infect people. But I couldn’t have been more wrong. Since I started immediately the treatment, I was able to suppress the virus, so the traces of HIV in my blood can no longer be detected. I have an undetectable virus load, that means I can’t transmit the HIV, even during not safe sex. There was a time I was scared of not to be able to find a partner who could accept me, then one day I told myself: “You know what? If I can’t find anyone, I will end up living with 72 cats, which actually can be better than men!” (laughing). After 2 years I decided to do this coming out on social media, because being a public figure I felt like I owe it to my followers. This was a really big step to do, and it helped me to grow.

What is the message you want to share?

Your life doesn’t stop or change, if you are HIV positive. Keep the situation under control by doing frequent tests and taking a pill a day. Everything will be fine. Don’t be afraid of people judging you, even they see you as a plague victim, pointing at you because they know “what you did”. You know what? When I had several sexual partners, my HIV tests were negative. When I started dating a guy and not cheated on him, the tests got positive. So people don’t know anything about your personal life, it’s easier for them thinking you got it because you were a whore. They don’t know a damn thing about you, so who cares about their opinion! Get over it, and help others by spreading the right information about being HIV positive. It’s not the end of the world. Of course Daphne alone can’t make the difference, but if we all do it, then we can really change people’s opinion. I know it’s not that easy to do coming out, though. I recently shot a campaign, #zerovirale (non viral, editor’s note), by ASA - AIDS Solidarity Association - Milan, in which we tell how this short video of Daphne and Max is not viral, just like my virus.

*Daphne explains that thanks to HIV treatment (ART= antirertroviral therapy) the viral load could become undetectable. Undetectable=Untransmittable

What do you think about PrEP (pre-exposure prophylaxis, editor’s note)?

Well, it’s a way for people who don’t have HIV but who are at risk of getting it to prevent it by taking a pill per day. Taking PrEP correctly will virtually eliminate your risk of getting HIV. What’s wrong in using anti-HIV medication in order not to be infected? Of course it’s better and safer to use condoms and have safe sex, but PrEP is a daily medicine that is used in other countries such as Australia and UK, and everyone can afford it. It’s not something expensive that can only be afforded by a 45-year-old lawyer who has not safe sex because it’s bored of his wife. It can also be bought by a 25-year-old kid who decided to protect himself. Case studies revealed that out of 900 couples who had unprotected sex, no partner was infected. So, take care of yourselves, protect yourself in all the possible ways. Life is just one, don’t waste it.



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