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Film Festival 2020: le cerimonie saranno online? - Vogue

Che cosa succede ai Film Festival del 2020 

Nel mondo del cinema, il buzz è tutto – e il luogo dove esso si genera in modo più attendibile, anno dopo anno, è il festival. L’edizione di Cannes 2019 è stato un esempio significativo, con una schiera di nuove uscite che hanno poi ottenuto delle nomination agli Oscar (C’era una volta a… Hollywood, Dolor y gloria, Rocketman) e il vincitore della Palma d’oro Parasite che si è aggiudicato una storica vittoria come Miglior Film anche Oltreoceano.

La mostra del cinema di Venezia ha lanciato Joker, un successo da un miliardo di dollari d’incassi, e Marriage Story di Noah Baumbach, molto lodato dalla critica; poi è venuto Telluride con Judy e Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari), entrambi apprezzatissimi dal pubblico; e il premio del pubblico al TIFF ha procurato un posto nel circuito dei premi di Hollywood a Jojo Rabbit. Quindi, ora che la pandemia ha ribaltato il calendario 2020 dei festival, cosa fanno programmatori e produttori cinematografici per adattarsi? Passano al digitale, ovviamente.

La rinascita dell’SXSW

Il cambiamento, che ha riguardato tutta l’industria, è cominciato con il South by Southwest, la vetrina di Austin, Texas, da tempo linfa vitale dei registi indipendenti. Quando il sindaco, Steve Adler, ha annunciato che il festival sarebbe stato annullato appena una settimana prima del suo avvio il 13 marzo, la notizia è stata accolta con stupore. Austin avrebbe subito una perdita di ricavi stimata in 350 milioni di dollari, per non parlare dell’incertezza che avrebbe colpito tutti coloro che dovevano trovare spettatori e distributori per i loro progetti.

C’era un solo modo per risolvere il problema: gli organizzatori hanno detto che avrebbero provveduto a “fornire un’esperienza online di un SXSW virtuale”. Hanno condiviso dei link alle proiezioni con i membri della giuria che potevano votare e consegnare i premi, e hanno invitato i cineasti a partecipare a Shift72, la library online che poteva essere resa disponibile alla stampa e ai compratori. Il 2 aprile, quasi un mese dopo, l’SXSW ha fatto un passo ulteriore, siglando un accordo con Amazon Prime per un festival cinematografico online che avrebbe dato una piattaforma ai film in calendario nel 2020. Le case cinematografiche avrebbero pagato una tassa di proiezione e per dieci giorni i loro film sarebbero stati trasmessi in streaming gratuitamente negli Stati Uniti su Prime Video. Contro ogni previsione, l’SXSW era di nuovo vivo e vegeto.

Più piccolo il festival, maggiore il vantaggio

Il suo successo è stato un modello per altri importanti festival in lotta per la sopravvivenza – inclusi il Tribeca e Cannes, che sono stati entrambi posticipati – ma l’SXSW non è stato il primo a sperimentare soluzioni digitali. Il Festival del documentario di Salonicco, in Grecia, in programma il 5 marzo, era già stato posticipato e al suo posto è stato trasmesso in diretta streaming il Pitching Forum della sua sezione Agora Doc Market annuale. Un raduno online di 40 produttori, registi, commissioning editor e selezionatori da 16 nazioni, elogiato dai partecipanti per la sua atmosfera intima e per essere assai più economico rispetto a un evento di persona.

Il CPH:DOX, il Festival del documentario di Copenhagen, in Danimarca, il Festival internazionale del cinema di Vilnius, in Lituania, e il ReeaAbilities e il Greenwich International Film Festival negli Stati Uniti, si sono spostati anch’essi online, offrendo nuove uscite insieme a interviste in diretta streaming e a votazioni interattive. Un po’ ovunque sta sorgendo un modello: i festival sono passati al digitale per necessità, per attenuare l’impatto finanziario sui creativi e per aiutarli a portare avanti il loro lavoro, ma i cambiamenti stanno anche portando benefici inattesi.

Flare film festival
Flare film festival
Tim Francis

Proiezioni in streaming e domande e risposte online

Il Garden State Film Festival, la vetrina dei film indipendenti di Asbury Park, in New Jersey, è stato tra i primi a ricorrere a un evento totalmente digitalizzato. Dopo che il governatore Phil Murphy ha annunciato restrizioni ulteriori agli assembramenti, gli organizzatori hanno disposto proiezioni virtuali di più di 240 film per un pubblico di 15mila persone. Ogni gruppo di proiezioni era seguito da un dibattito interattivo con il regista su Facebook. “Lanciarlo come esperienza digitale ha aperto il dibattito a un nuovo pubblico su scala globale,” spiega Lauren Concar Sheehy, la direttrice esecutiva del festival. “I dati mostrano che abbiamo trasmesso in Olanda, Irlanda, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Canada, Italia, Australia, Finlandia, Belgio e Croazia, e i cineasti e i fan di tutto il mondo ci hanno seguito per darci il loro sostegno.”

Un frame di Disclosure: Trans Lives On Screen di Sam Feder con Laverne Cox.  Uno dei film selezionati per il Documentary Premieres Program al Sundance Film Festival 2020.

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Un frame di Disclosure: Trans Lives On Screen di Sam Feder con Laverne Cox. 
Uno dei film selezionati per il Documentary Premieres Program al Sundance Film Festival 2020.
Courtesy of Sundance Institute

Per Tricia Tuttle, direttrice del BFI Flare, l’attrattiva di un piano B digitale sta anche nella sua capacità di unire emotivamente gli spettatori nel periodo di isolamento imposto dal governo. Una settimana prima del lockdown nel Regno Unito, il BFI Flare: London LGBTIQ + Film Festival, al quale Tuttle e il suo team avevano lavorato per oltre sei mesi, è stato cancellato. “È stato molto triste per tutte le persone coinvolte,” dice. “Ma siamo stati fortunati ad avere BFI Player. “Usando la piattaforma streaming dell’istituto, qualche giorno dopo abbiamo lanciato un festival virtuale dal nome BFI Flare At Home. Offriva ai possessori del biglietto la possibilità di vedere 11 film del calendario 2020, oltre ai classici del cinema queer delle edizioni precedenti del festival, sessioni live di domande e risposte con i registi sul loro canale YouTube e un DJ set per la serata conclusiva trasmesso su Spotify. “I nostri cineasti hanno assolutamente gradito l’idea,” aggiunge Tuttle.

Mercati virtuali

Gradualmente, anche Cannes si sta adeguando. Già prima che il festival fosse posticipato si parlava di trovare un piano digitale di emergenza per il Marché du Film, il mercato di Cannes dove vengono venduti migliaia di progetti ogni anno. Il 17 marzo è stata resa nota un’iniziativa guidata dalla CAA, l’agenzia di Hollywood, che avrebbe organizzato un mercato virtuale in grado di sostituire il Marché nel caso di annullamento, con proiezioni online e trattative in videoconferenza.

Il giorno seguente, il direttore del Marché di Cannes Jérôme Paillard ha rivelato che anche loro avrebbero offerto un’alternativa virtuale parallela al mercato fisico per chi non avesse potuto viaggiare a causa delle restrizioni dovute al coronavirus. Gli accreditati, con una riduzione sul costo dell’accredito, avrebbero avuto accesso agli eventi in streaming e alle piattaforme usate per mettere in comunicazione produttori e distributori. Paillard ha insistito che i due mercati sarebbero stati complementari, il che significa che gli operatori dell’industria in grado di partecipare sarebbero stati ancora più numerosi.

Accessibilità e sostenibilità

Questo cambiamento culturale è stato avvertito più intensamente da coloro che in passato non erano riusciti a partecipare ai festival per problemi di salute o famigliari, e che ora possono farlo. “È la realizzazione di ciò che molti disabili desideravano da tempo, ma si sentivano dire che era impossibile,” scrive il critico televisivo disabile Kristen Lopez su IndieWire. “Gli attivisti disabili con cui ho parlato sono molto fiduciosi nel fatto che gli elementi tecnologici usati in questa crisi sanitaria globale continueranno a essere utilizzati”.

Lo stesso vale per la sostenibilità, a cui l’industria attribuisce grande importanza e che sicuramente beneficerebbe della riduzione dei viaggi internazionali che i festival virtuali comporterebbero. Un altro vantaggio è un potenziale livellamento delle condizioni: quando i nuovi titoli vengono caricati sulle piattaforme streaming senza il clamore delle prime e dei red carpet, in teoria i film indipendenti con meno star hanno le stesse possibilità di fare presa di quelli che godono di grandi budget.

Tribeca, Venezia, Toronto e oltre

Ci sono casi, tuttavia, in cui l’esclusività e il glamour vecchia maniera sono ancora parte del fascino della manifestazione. La Mostra di Venezia, il cui avvio è previsto per il 2 settembre, ha di recente detto a Variety che i preparativi procedevano a gonfie vele e che non potrebbe essere sostituita da un evento online. Se la crisi in Italia, il paese colpito duramente dal coronavirus, non dovesse attenuarsi nei prossimi mesi, il festival potrebbe non avere altra scelta. In Italia tra l’altro è appena stata lanciata dall’AFIC - Associazione Festival Italiani di Cinema una nuovissima app, Map to the Stars per orientarsi e rimanere aggiornati sui 75 festival cinematografici aderenti all’Associazione e presenti sul territorio italiano.
Intanto il Tribeca e il Festival di Toronto si mostrano possibilisti. Il primo spera ancora in un evento dal vivo ma offrirà contenuti selezionati online, mentre il secondo sta soppesando sia l’opzione live che quella digitale per non mettere a rischio l’incolumità dei partecipanti.

Ma ci sono dei festival che potrebbero essere stabilmente sostituiti da equivalenti virtuali? “Credo davvero che ci saranno dei festival a cui piacerà l’idea del solo digitale,” risponde Sheehy. “Ma ci sono anche persone che vogliono l’esperienza degli eventi immersivi. Il Garden State è stato un catalizzatore dei festival online, ma siamo un evento fisico da anni e i nostri fan non vedono l’ora di ritrovarci tutti insieme”. Tuttle concorda: “C’è qualcosa di energizzante nell’ambiente del festival. Il nostro pubblico ama vedere i film insieme, parlare di lavoro, ballare nel bar con degli sconosciuti. Ma voglio capire cosa possiamo imparare da questo e come offrire un migliore accesso digitale”. L’esito più probabile, secondo Sheehy, sarà la crescita di festival ibridi, che avranno sia eventi live che piattaforme online.

Quando la pandemia sarà passata, molti festival vedranno finalmente il ritorno di feste piene di star e battaglie di offerte che vanno avanti tutta la notte, ma la speranza è che l’industria cinematografica rifletta anche su ciò che questa crisi ci ha insegnato, mostrando il desiderio di essere ancora più inclusiva



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