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Film horror, i classici che hanno ispirato la moda

Alessandro Michele di Gucci e Alexander McQueen sono tra gli stilisti che si sono maggiormente ispirati ai classici del cinema horror per dar vita alle loro creazioni più dark. Tra i riferimenti Rebecca - La prima moglie (1940) e Rosemary’s Baby (1968), ma sulla catwalk abbiamo visto le gemelle ispirate da Shining per il finale di una sfilata di Undercover, le eroine di Hitchcock sulla passerella di Louis Vuitton, mentre l’intera collezione di McQueen per la PE 1995 fu un omaggio a Tippi Hedren in Uccelli di Hitchcock (1963).

La sfilata Primavera/Estate 2019 di Gucci è stata costellata di riferimenti ad Arancia meccanica, ed è stata aperta da un film di Leo de Berardinis e Perla Peragallo - due dei più noti esponenti del teatro italiano d’avanguardia degli Anni '60 - dalla trama «delirante, folle, frammentata». Richard Quinn ha aperto la sua sfilata PE 19 londinese con lampi e tuoni finti, mentre alla sfilata (PE 19) di Rodarte le modelle sono sembrate spose spettrali alla Tim Burton che emergevano dall’oltretomba in un cimitero dell’East Village. «Ci hanno dato quello che ci piace: atmosfera!» ha detto a Vogue una delle sorelle Rodarte, Kate Mulleavy . Poi c’è stata la collezione di Calvin Klein (PE 19) ispirata a Lo squalo, sulle note di una musica spaventosa: il direttore creativo Raf Simons ha terrorizzato il pubblico con l’agghiacciante colonna sonora del film del 1975 e con una passerella rosso sangue. Un maestro della suspense, Simons per la collezione Primavera/Estate 2018 invece si era già ispirato a film come Carrie, Shining e Rosemary's Baby. «Horror americano, sogni americani», aveva detto della collezione.

Spaventosamente trendy

E anche Gucci è, per così dire, un “serial thriller”. Il direttore creativo Alessandro Michele ha ambientato la sfilata cruise 2019 in un cimitero nel sud della Francia, con gli ospiti che sembrava partecipassero a una processione funebre intorno a una passerella avvolta nel fumo e illuminata dalle fiamme. Per l’Autunno/Inverno 2018, invece, le modelle hanno portato sotto il braccio la riproduzione della loro testa mozzata, e per la pre-fall 2018/2019, la maison ha pubblicato un libro, Disturbia, ispirato al film horror di Dario Argento Inferno (1980), in cui appaiono modelle immortalate in alcune location del film.

Sono state tante le collezioni che hanno preso punto dai film horror del passato. Nicolas Ghesquière per Louis Vuitton ha aperto la sfilata Primavera/Estate 2015 con alcune immagini tratte da Suspiria, il film del 1977 di Dario Argento (di cui Luca Guadagnino ha diretto un remake nel 2018). Anche Altuzarra, nella stessa stagione, si è ispirato al film, e la collezione Thomas Tait per l’Autunno/Inverno 2015 aveva presentato stampe con le immagini del film.

L’inquietante mondo di Hitchcock  

Nessuno stilista sapeva turbare il proprio pubblico meglio di McQueen, che creava sfilate scenografiche cariche di tensione, ancor più macabre se ispirate a sadismo e tortura (It’s A Jungle Out There, 1997), o alla figura del chirurgo sadico in una scuola di medicina in Eclect Dissect (collezione Haute Couture per Givenchy del 1997). La sfilata Autunno/Inverno 1999 si era svolta invece all’interno di un cubo di plexiglas riempito di neve, in omaggio a Shining. La sfilata Autunno/Inverno 2005 era stata invece un tributo a Hitchcock, con Tippi Hedren come musa e gli inviti ispirati a L’uomo che sapeva troppo (1956) e a La donna che visse due volte (1958).

Fra gli altri stilisti fan di Hitchcock ci sono Erdem, con i voice-over per la sfilata Primavera/Estate 2016 tratti da Rebecca - La prima moglie, e Marios Schwab, che per l’Autunno/Inverno 2012 si è ispirato a Kim Novak e al suo famoso tailleur grigio in La donna che visse due volte

Altri stilisti sono andati dritti alla fonte. Un anno dopo l’uscita del film di Dario Argento Phenomena (1985), con i costumi di scena disegnati da Giorgio Armani, il regista era stato invitato a dirigere la sfilata di Trussardi, mettendo in scena, fra le altre cose, un finto assassinio e un corpo avvolto nella plastica. Insomma, una piccola bottega degli orrori. 



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