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Artissima 2019: tutti gli appuntamenti da non perdere

Con il titolo Desiderio/Censura torna Artissima, la nuova edizione della fiera d’arte più contemporanea d’Italia. Che cosa vuole davvero l’arte di oggi? Fin dove è disposta ad arrivare? Un migliaio di artisti, suddivisi in 208 gallerie e numerosi progetti proveranno a rispondere negli spazi dell’Oval di Torino (preview per i collezionisti il 31 ottobre, dal 1 al 3 novembre apertura al pubblico, artissima.art). Programma stiloso, firmato (e siamo alla terza edizione di fila) da Ilaria Bonacossa: si ragiona sul complesso rappporto tra la società e le immagini, sul controllo di ciò che vediamo o postiamo e sull’autocensura preventiva sul web, dove può capitare che un nudo di Rubens (o di Natalia Goncharova: ne abbiamo già parlato qui) sia trattato alla stessa stregua di una foto osé.

Esiste dunque un definizione univoca di “appropriato” e “conveniente”? Nel flusso visivo in cui siamo immersi, come può l’arte indicare una sua estetica peculiare? Possiede sufficiente resilienza alle maglie (spesso ottusamente strette) degli algoritmi che controllano ogni secondo della nostra vita online? «Il limite tra contenuti permessi e contenuti proibiti è al centro di un dibattito quanto mai attuale che vede l’arte stessa oggetto di censura. Nel mondo digitale e sui principali social network il controllo preventivo, spesso algoritmico, rende di fatto sempre più difficile la diffusione e promozione del nostro patrimonio artistico-culturale», commenta Ilaria Bonacossa.

C’è da rimanere sopraffatti da tutto questo, ma niente paura: il bello di girovagare per una fiera come Artissima – da sempre connotata da grande eleganza: nella comunicazione, nell’organizzazione degli stand, negli eventi extra nella città – è il suo essere una miscellanea. Inspiring sì, ma per nulla boring.

È qui infatti che ogni novembre il mondo dell’arte contemporanea in Italia, un variopinto popolo di artisti, collezionisti, direttori di musei, curatori, designer, fotografi, studenti, instragrammer (età variabile dai 25 ai 50), si dà appuntamento. La direzione di Ilaria Bonacossa detta le regole di invito (ovvero il titolo-fil rouge della fiera) ma lascia aperta la porta a stimoli differenti per le tante gallerie, italiane e straniere, che partecipano. E così si può passare dalle fotografie delle performance di Vanessa Beecroft alle immagini in bianco e nero dell’iraniana Shirin Neshat, che riflette sulla censura e lo svelamento del volto, al ‘suicidio’ dipinto dall’americana Jesse Mockrin alla ricerca dell’apollinea bellezza di Sara Vanderbeek fino all’iper-realismo della romana Romina Bassu.

Ancora una volta Artissima fa brillare i talenti delle artiste, anche perché il mercato si sta emancipando (sebbene con lentezza e ancora con differenze sostanziali nelle quotazioni delle firme femminili rispetto ai colleghi maschi). Delle varie sezioni in cui è suddivisa la fiera spicca a questo proposito Back to the future, che è dedicata alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea, soffermandosi su opere realizzate dagli anni Sessanta al 1999.

«Non è casuale il fatto che in Back to the Future le donne siano presenti in gran numero con lavori intensi e rivoluzionari. La sezione porta infatti all’attenzione del grande pubblico artisti che il mercato e le istituzioni hanno trascurato. Nell’arte contemporanea, dalla fine degli anni Sessanta a oggi, le donne sono state messe in secondo piano non solo da un mondo maschilista di direttori e curatori, ma anche dal complesso compito di dover gestire una carriera rendendola compatibile con la vita famigliare. Il loro lavoro, guardato oggi, è emozionante e vive di quella forte visione critica che le portava a operare in qualche modo da outsider: penso ad esempio a Renate Bertlmann, Dorothy Iannone, Ketty La Rocca, Anna Maria Maiolino o Maria Lai. Altre sceglievano un rigore e una pratica formalmente riconoscibile attraverso una ricerca molto personale come Irma Blank, Dadamaino o Renata Boero. Insieme hanno contribuito in modo straordinario alla storia dell’arte e, per dirla con Lea Vergine, sono state l’altra metà dell’avanguardia», spiega a Vogue.it Ilaria Bonacossa.

L’Oval della fiera non esaurisce però tutti gli stimoli. Sono almeno quattro le tappe in città necessarie a gustarsi altrettanto intriganti proposte concepite da artiste contemporanee. Negli spazi di Jana, storica bouitique del centro torinese, c’è l’irriverente mostra – l’idea è sempre di Bonacossa – "Abstract sex. We don’t have any clothes, only equipment", sulla rilevanza del desiderio nella ricerca artistica e culturale più recente, attraverso video, sculture, opere su tela o carta e oggetti selezionati dalle gallerie che partecipano ad Artissima.

Alle OGR Officine Grandi Riparazioni di piazza I Novembre (http://www.ogrtorino.it) – ormai l’artsy-place di Torino – inaugura un nuovo progetto firmato da Monica Bonvicini, già Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, sulla relazione tra architettura e potere, sulle dinamiche di genere e sul diritto allo spazio mentre al PAV, il Parco Arte Vivente (https://ift.tt/31WA6B4) apre Samakaalik: Democrazia della Terra e Femminismo, la prima personale italiana dell’artista indiana Navjot Altaf, paladina del pensiero eco-femminista.

Hard String - Monica Bonvicini
Hard String - Monica Bonvicini

Femminile e politica è anche la personale che dal 1 novembre al prossimo 15 marzo apre alla Fondazione Sandretto Re Rebuadengo (http://fsrr.org): l’olandese Berlinde De Bruyckere, dopo aver passato mesi in un laboratorio per la lavorazione delle pelli di animale (strappate e impilate su bancali, poi ricoperte di sale per preservarle per i successivi trattamenti), propone nelle sue sculture totemiche questa relazione tra vita e morte, bellezza e angoscia. Desiderio e – ancora una volta – censura.

Berlinde De Bruyckere alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Berlinde De Bruyckere alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo


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