Skip to main content

Sextantio: l'albergo diffuso che ha conservato lo spirito del tempo

In Italia esistono luoghi meravigliosi, che una volta scoperti non dimentichi più. Possono essere paesaggi, borghi, alberghi dall’identità unica, o può essere tutto questo insieme. È il Sextantio a Santo Stefano di Sessanio. Una natura integra e incontaminata in una delle aree più interessanti tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e i Monti della Laga dove il paesaggio agrario si fonde con i borghi incastellati di montagna.

“Per scoprire il senso più profondo di un luogo, è necessario dormire in una casa di quel luogo, non in un hotel internazionale” 

Lo scriveva il Nobel per la letteratura Herman Hesse nel suo racconto On Voyage, e l’albergo diffuso Sextantio ne incarna appieno l’idea e la sostanza. 

L’imprenditore filosofo Daniele Kihlgren ha il merito di aver ridato luce, non nuova, ma quella di sempre semplicemente quasi spenta, a questa piccola e vera porzione d’Italia: “tanti anni fa arrivai quasi per caso in un borgo semi abbandonato della terra d’Abruzzo, S. Stefano di Sessanio, mi ero perso per le vie sterrate intorno a un castello Medioevale, la Rocca di Calascio e vagando per quei territori, giunsi infine in una strada asfaltata che risaliva a mezza costa la montagna per arrivare a Campo Imperatore, l'Altopiano collocato a Sud Est del Gran Sasso d'Italia, al di sotto di questa strada apparve il borgo incastellato lambito da un piccolo lago creato da una fonte sorgiva naturale. 

Nel borgo antico e nel paesaggio agrario circostante non vi era segno alcuno del ventesimo secolo, tutto si era fermato come al tempo passato. Solo il borgo di pietra che si fondeva con un paesaggio rurale ricco di segni di antiche pratiche ormai in disuso. Erano anni che cercavo luoghi dove ancora non si era corrotto questo paesaggio. Andai dal mio commercialista e gli spiegai le potenzialità di questo borgo paradossalmente salvato dall’abbandono e dai drammatici destini di emigrazione che hanno dissanguato il Sud Italia. Gli spiegai che immaginavo una possibile ridestinazione per queste terre intense e desolate”, narra Kihlgren.

Si mise al lavoro, le ricerche e gli studi furono approfonditi e duraturi, l’antropologa e Amministratore Delegato Nunzia Taraschi si occupò (e tuttora lo studio continua) di assicurare il rispetto dell’identità locale tramite ricerche avviate con il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, per preservare, riscoprire e soprattutto recuperare il patrimonio storico minore della zona e quindi dell’anima che sarebbe stata del Sextantio.

Così, agli inizi del nuovo millennio ci fu una rinascita, una resurrezione unica (riproposta poi anche tra i Sassi di Matera) che sa di virtuosismo e sentimento. Sextantio divenne l’incarnazione dell’alto pensiero umano in simbiosi con la forza della natura.

Abbiamo voluto raccontarvi tre incomparabili esperienze che potete fare qui al Sextantio:

L'atmosfera unica delle stanze rimaste fedeli al loro passato

Le stanze, o meglio le case, una volta erano abitazioni, stalle, fienili e alloggi di agricoltori e pastori. L’essenza del Sextantio “abita” nelle stanze dell’albergo (25 su 29 tornate disponibili post Covid): i muri lasciati fuligginosi, le finestre piccole, le antiche coperte abruzzesi fatte con il telaio, i bagni ricavati “a vista” nelle camere per non alterare le strutture originarie che affacciano sulle stradine del borgo. La riproposizione delle tradizioni locali si spinge fino a contemplare i particolari più minuti, gli asciugamani, i materassi di lana, le lenzuola provenienti dai crolli nuziali, i colori naturali delle coperte. I letti sono rimasti alti, come erano per ospitare, sotto, il bestiame che d’inverno apportava calore, vi sono ancora i caminetti in pietra funzionanti, numerose candele creano l’atmosfera e si entra ancora aprendo le vecchie porte in legno usando le grandi chiavi originali in ferro battuto. Da un punto di vista simbolico ed emozionale, è la sintesi dei dettagli a fare la differenza, a creare un’atmosfera unica. Vivere in una stanza del Sextantio, rigorosamente senza tv, frigo bar e telefono, è qualcosa di surreale e appagante. Un lusso vero, per i sensibili predisposti a coglierne l’essenza.

A tavola piatti della tradizione e utilizzo di colture autoctone

“Locanda sotto gli Archi” è la tavola che il Sextantio mette a disposizione dei viandanti nella stessa ottica conservativa. Lo spazio interno si caratterizza per i due grandi archi in pietra che poggiano su colonne di sostegno e un camino centrale in pietra. I tavoli e le sedie sono precedenti al XX secolo; i piatti e il vasellame in ceramica sono realizzati a mano e ispirati a una ricerca sulla ceramica d'uso commissionata al Museo delle Genti d'Abruzzo (di cui si è occupata sempre la valente Nunzia Taraschi). Di più, anche per le proposte in menù c’è stata (ed è ancora in corso) una ricerca sulla cucina popolare che la Taraschi porta avanti insieme alla famiglia Tinari del celebre ristorante stellato Villa Maiella di Guardiagrele (Ch): utilizzo esclusivo di colture autoctone, piatti della tradizione di un tempo, della cultura agropastorale, materie prime tanto modeste quanto d'altissima qualità in grado di raccontare cos’era (ed è) la cucina di queste parti, piatti sia saporiti che concettuali, come l’idea di riproporre il “piatto unico” che veniva un tempo servito sulle tavole delle famiglie contadine. 

Approccio antropologico, dunque, per un menù che cambia quotidianamente e che, partito nel 2006, sembra essere arrivato ad una quadra concreta con l’accordo e la simbiosi tra le parti. In ogni caso, che le ricette piacciano o meno, le coccole di sala che Nicola Ursini riserva ai propri clienti sono degne dei migliori ristoranti stellati tricolore.

Il Paesaggio, le sue genti e le antiche tessiture 

Di borghi come Santo Stefano di Sessanio di Sessanio l’Italia è ricca, ma ognuno ha qualcosa in più (o in meno considerando l’arte del sottrarre) rispetto agli altri, soprattutto cambiando area geografica della penisola. Qui a quota 1250mt., in un borgo medioevale fortificato immerso nel Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, tutto pare davvero essersi fermato, l’aria che si respira fa bene al cuore. C’è pace unica, c’è storia, cultura tangibile, i sensi si dilatano e la mente è libera di viaggiare lungo le montagne appenniniche che tutt’attorno abbracciano e fanno da cornice. Il borgo è contenuto, conta poco più di cento abitanti ma attrae parecchio e gli stranieri in cerca di emozione sono tanti. C’è la bottega dedita alla lavorazione e tessitura della lana, una tisaneria messa a disposizione dal Sextantio dove concedersi le tisane del pomeriggio preparate con erbe del territorio dall’elevato valore terapeutico, e c’è anche chi ha pensato bene di investire in questo luogo come l’under 40 Paolo Quaglia (già creatore e organizzatore di Naturale, il festival abruzzese dei vini artigianali a Capestrano), che ha appena dato vita a Cantina Chiesamadre dove propone la sua personale e valida selezione di vini, accompagnata da pochi ma essenziali piatti serviti in un giardino verde con maestosa vista annessa.



from Articles https://ift.tt/2Dm0tKp

Comments