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Alicia Keys: il significato di "Perfect way to die"

Sono passati 19 anni da quando Alicia Keys pubblicava il suo album di debutto, Songs in A Minor (2001), invitando a seguirla nelle sue riflessioni più intime e profonde di ragazza ventenne. Da allora, la sua carriera è letteralmente esplosa, come dimostrano i 15 Grammy vinti, i 6 album successivi e le collaborazioni con i nomi più cool, da Drake per il remix di Unthinkable (I’m Ready) a Beyoncé per Put It In A Love Song. Da pianista con una formazione classica che cantava di cotte adolescenziali, primi amori e della sua amata New York, è diventata un’artista poliedrica nonché attivista e filantropa, madre, moglie e sostenitrice del cambiamento che si batte per le donne, celebra il Black love e rinforza il potere dell’amore per se stessi.

Non sorprende quindi che Alicia abbia scritto una canzone in supporto della lotta al razzismo sistemico. Il suo nuovo e commovente singolo, intitolato Perfect Way to Die, riporta alla memoria le morti di Trayvon Martin, Michael Brown e Sandra Bland ed elenca i cambiamenti richiesti in seguito dalla comunità. Sebbene il testo sia stato scritto un anno fa, è ancora dolorosamente attuale oggi come oggi. Vogue ha intervistato la musicista per parlare di supporto, unità e del bisogno dell’arte in epoche di grandi sconvolgimenti.

Per cominciare puoi parlarci della tua nuova canzone, Perfect Way to Die?

“Amo moltissimo questa canzone. Vorrei tanto che non dovesse esistere. È stata scritta come riflessione sulle morti di Michael Brown e Sandra Bland e, sebbene l’abbia pensata già qualche tempo fa, questo era il momento giusto per condividerla. Mi ripeto ‘Spero davvero che arrivi il momento in cui non ci sarà bisogno di condividerla’ ma continua a rimanere attuale. È un’espressione musicale di ciò che vediamo ogni giorno, questa brutalità della polizia completamente fuori controllo. La cosa meravigliosa della musica è che continua a connetterci indipendentemente da tutto. Mi commuove pensare che la musica riman questo strumento potente di connessione tra le persone e che ci aiuta a parlare di ciò che vediamo”.

In che modo pensi che la musica possa riflettere i cambiamenti che stanno accadendo nel mondo?

“La musica è sempre stata un veicolo potente. È un meraviglioso promemoria che ci ricorda che non siamo soli, che non siamo gli unici a sentirci in un determinato modo o a sperimentare una certa situazione. In questo senso la musica dà grande conforto. Nella storia, alcune delle persone che ammiro di più, da Curtis Mayfield a Nina Simone, Bob Marley e John Lennon, avevano la capacità di scrivere canzoni in grado di catturare esattamente come ci sentiamo, cosa vediamo e ciò di cui abbiamo bisogno. Scrivere testi è uno degli strumenti più importanti per portare avanti una lotta, creando la colonna sonora per i più grandi movimenti e le evoluzioni storiche. Ritengo che la musica giochi un ruolo enorme in questo senso. Ci ricorda di rimanere in contatto con il nostro spirito”.

Parlaci del prossimo album

“Si chiama Alicia. È pronto già da un po’ e sono molto emozionata di poterlo condividere in quanto non mi sono mai sentita tanto ‘Alicia’ come adesso. Sto imparando a conoscere i vari lati di me e credo sia qualcosa che sperimentano tutti. Non esiste una sola versione di noi stessi. C’è il lato che tendiamo a presentare di più ma anche tanti altri piccoli pezzi che contribuiscono a fare di noi la persona che siamo. Certo, il mondo è cambiato in maniera drastica – o forse non è cambiato ma si è solo risvegliato prendendo atto di nuovi bisogni. La musica si addice al periodo. Mi sento connessa in maniera così chiara al momento storico che stiamo vivendo

Da dove pensi abbia origine la rabbia collettiva che vediamo ora?

“La rabbia collettiva esiste da tanto tempo. Non so se abbia mai raggiunto così tanta gente allo stesso momento. È forse questo l’aspetto nuovo. Ciò che sta accadendo sembra non aver fine. L’ingiustizia manifesta, la disuguaglianza razziale e il razzismo sistemico sono talmente lampanti che è impossibile ignorarli. Credo sia da qui che arrivi la rabbia in questa forma collettiva, che ha radici profonde nel tessuto della nostra esistenza e non ne possiamo davvero più”.

Le donne nere sono continuamente lasciate fuori dal dibattito sulla brutalità della polizia. Come mai secondo te e quale credi sia l’impatto sulle donne nere nello specifico?

“Sappiamo bene che, come donne, dobbiamo sempre fare il doppio, triplicare se non quadruplicare la lotta. Da donne nere poi, quella battaglia diventa cinque, sei volte più dura. Rientra tutto tra le tematiche che necessitano di essere discusse e dibattute”

Parlaci del lavoro che stai facendo per Breonna Taylor

“Siamo davvero determinati a fare in modo che non venga dimenticata e che venga fatta giustizia. Per lei in particolare, siccome non disponiamo di un video, è tutto più difficile. Quando esiste un video è impossibile ignorare l’orrore di quanto vedi. L’omicidio di Breonna è avvenuto mentre dormiva e in modo assolutamente vergognoso”.

Hai fatto parte di una serie di video messaggi da parte di donne potenti diffusi su tutti i social media in partnership con Until Freedom. Come è nata la cosa?

“Negli anni, Until Freedom, l’organizzazione dell’attivista americana, Tamika Mallory, ha realizzato cose incredibili sul fronte giustizia. Conosco Tamika da quando eravamo bambine e abbiamo uno splendido rapporto che va avanti da anni. Stavamo chiacchierando quando mi ha detto: ‘Se noi organizziamo un gruppo di donne che sostiene la causa di Breonna, il messaggio sarebbe forte, non andrebbe perso’. Nel giro di un paio di giorni, si è formato un favoloso gruppo di donne tutte motivate ad utilizzare la propria piattaforma per Breonna”.

Come è stato parlare con la famiglia di Breonna Taylor?

“Abbiamo parlato alla famiglia in gruppo ed è stato molto commovente. Abbia parlato con sua sorella, con la madre e il loro avvocato, e siamo state in grado di farci un’idea piuttosto precisa. È orribile la sensazione che stai gridando e urlando da mesi, ma nessuno presta attenzione, nessuno dà all’accaduto il giusto valore. Con noi la famiglia si è sentita  ascoltata. Il tempismo è stato fondamentale in quanto a Louisville si stava votando per vietare il no-knock warrant (mandato senza bussare che permette alla polizia di entrare in una proprietà senza annunciarsi, ndt). La popolazione ha votato contro questo tipo di mandato con voce unanime e ora è vietato. È accaduto esattamente due giorni dopo il nostro messaggio di gruppo ed eravamo tutte contentissime di esserci battute per questo obiettivo. Mobilitarsi ha avuto subito un risultato positivo”.

Hai fatto parte anche di una richiesta di giustizia per Ahmaud Arbery. Avete fatto progressi?

“Per quanto riguarda Ahmaud e George Floyd, non passa giorno che non pensi a che aggiornamenti ci sono e a che punto siamo. La lotta deve andare avanti, senza sosta. Abbiamo assistito alla stessa situazione in passato. So che non possiamo tollerare che gli assassini non vengano condannati. Non possiamo e non credo lo faremo. Continuo a istruirmi, a imparare e a programmare i prossimi passi da compiere e a pensare a cosa fare per portare avanti la lotta. È qualcosa che stiamo facendo tutte collettivamente – agire, riflettere e informarsi”.

Essere neri ora come ora comporta grandi sfide e sacrifici. Siamo in prima linea in questa rivolta e più a rischio di ammalarci di Covid-19. Cosa ne pensi?

“Continuiamo a definire il coronavirus una pandemia ma, in realtà questa ingiustizia, questo razzismo sono la vera pandemia. È la pandemia che affrontiamo da centinaia di anni. Un attacco ad oltranza. Per la prima volta, gente di ogni colore, provenienza ed educazione è diventata testimone di questo attacco e prova tutto il dolore che proviamo noi. È il momento di aprire gli occhi e guardare chiaramente in faccia le cose in modo da metter fine a tutto questo. Più sveliamo la verità, più possono vederla tutti. Basta sentirsi sopraffatti”.

Come ti stai preparando per ogni momento successivo di questa lotta? E come ti mantieni motivata ed emotivamente in equilibrio?

“Penso a modi di coinvolgere che abbiano un forte impatto in quanto dobbiamo assicurarci che questa lotta porti a qualcosa. La leadership è quasi inesistente. Ma ci sono così tante persone meravigliose sul campo e sono proprio loro a ispirarmi aiutandomi a sentirmi continuamente motivata. È una rivoluzione del popolo ed è il popolo che fa sempre da guida. Questa è la loro lotta e tutta la nostra linfa. Abbiamo una vera opportunità di discutere di temi scomodi ma necessari e farlo in maniera più costante, in maniera più schietta e informale”.

Da genitore, cosa stai dicendo ai tuoi figli a proposito di quanto sta accadendo?

“Personalmente, ho sempre creduto nel dialogo e parlato ai miei figli di chi siamo, da dove veniamo, della nostra discendenza e della grandezza del nostro popolo. Sono sempre stata un po’ maniaca per quanto riguarda la scuola e ciò che insegnano durante le lezioni di storia. Non possiamo ignorare questo aspetto perché è da qui che arriverà il cambiamento. Dobbiamo partire da casa nostra, dalle nostre aziende, da quelle che sono le nostre filosofie. È da lì che dobbiamo iniziare a fare pulizia e ad affrontare le cose. Cosa deve evolvere e cambiare? Cosa non abbiamo fatto? In quali aspetti abbiamo bisogno di aiuto? È da qui, secondo me, che partirà quel processo di sradicamento di certe pratiche che sono diventate così consolidate”.

Ti senti fiduciosa rispetto al futuro?

“In realtà, sì. Certo, è oneroso. È molto difficile. C’è molto da accettare, riconoscere, molto a cui siamo tenuti a rispondere e dobbiamo sempre pensare a come far sentire la nostra voce. Ognuno di noi ha qualcosa da fare, nei modi che abbiamo a nostra disposizione. Capirlo, prenderne atto senza voltare il capo dall’altra parte o nascondersi fa parte dell’evoluzione e della rivoluzione e di quel qualcosa che dà origine ai grandi cambiamenti”.

Che lavoro pensi ci sia da fare a livello interpersonale?

“Siamo tutti più connessi a livello umano. Probabilmente per la prima volta in tutte le nostre vite, a livello mondiale, stavamo tutti facendo esperienza della stessa cosa. Stiamo creando di più che in passato: creando spazi e piattaforme che ci aiutano. Siamo in grado di avere un dialogo che è diverso da qualsiasi dialogo abbiamo avuto in passato. Credo in questa coscienza collettiva che vedo sta prendendo forma. Ovviamente c’è molto e molto altro che deve ancora accadere. Il cammino è ancora lungo e credo che abbiamo tutti la forza necessaria per arrivare alla fine e fare in modo che non sia stato solo un movimento passeggero. È questo l’aspetto che appare diverso. Non sembra passeggero ma piuttosto qualcosa che dobbiamo impegnarci tutti all’1 000 000% a fare diversamente”.

A marzo hai pubblicato un libro. Come è stato il processo?

“Si intitola More Myself: A Journey e, anche in questo caso, il tempismo è stato incredibile in quanto tratta di qualcosa che stiamo provando e sperimentando tutti. Parlo di questa idea di auto-riflessione. Chi siamo veramente? Qual è la tua verità? Qual è la nostra verità, quella che dobbiamo ritagliarci, capire e creare? Il libro è stato un canale importante per quel genere di conversazione. È la mia esperienza personale del trasformarmi sempre di più in me stessa. Metaforicamente, rispecchia tutti noi nell’atto di andare alla ricerca di chi siamo veramente”.

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L’uscita del nuovo album di Alicia Keys è prevista entro la fine dell’anno. Per maggiori informazioni su Breonna Taylor, visitate untilfreedom.com/breonnataylor. L’intervista è stata editata per una maggior chiarezza.



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