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Fondazione Prada: due nuove mostre sulla Cina

Fondazione Prada stupisce e incanta, portando a Milano un progetto espositivo sull’arte cinese di ieri e di oggi che poteva limitarsi a una doppia-mostra e che invece, alla luce di tutto quel che sta succedendo, diventa molto di più.
Che cosa sappiamo o crediamo di sapere sulla Cina? Quali sono e quali sono stati i reali rapporti tra Oriente e Occidente? Perché è importante indagarli?

Per unire i puntini serve un nuovo storytelling, termine davvero abusato, ma che qui è doveroso poiché dà il titolo alla personale di Liu Ye (Storytelling, fino al 28 settembre), classe ‘64, artista raffinato e colto che vive tra Pechino e l’Europa fin dagli anni Novanta. Siamo nella Galleria Nord della Fondazione e i suoi 35 dipinti, realizzati negli ultimi trent’anni, contrastano con le pareti industriali: «Ogni opera è un mio autoritratto», dice. 

Storytelling, allestimento
Storytelling, allestimento
Roberto Marossi

Forse non è tutto: a noi appare il ritratto di un’intera generazione di creativi (la sua) abituata a vivere sospesa tra due mondi, Oriente e Occidente, la cui sintesi mai è banale. Difficile definire lo stile di Liu Ye. Provate a  guardare i suoi lavori: sono pitture poetiche e delicate (fiori, pettirossi), ritratti di persone note (come Caterine Deneuve), miti legati all’infanzia (il nostro Pinocchio, la mitica coniglietta Miffy) e poi libri, tanti libri (dove si citano Kafka, Mondrian, Bauhaus). 

Il meraviglioso mondo di Liu Ye è un misto di realtà e invenzione dove trovi un Romeo contemporaneo che si suicida al tavolino con una pistola, uno struggente bambù, una bambina che ammira un disegno astratto e un’altra che osserva delle ciliegie su un tavolo. Ci si muove tra le opere in un’atmosfera fuori dal tempo: si termina il percorso di visita e si vuole subito ricominciare. Per capire meglio, per cogliere quel dettaglio che prima era sfuggito. 

Prelude, Liu Ye, Storytelling
Prelude, Liu Ye, Storytelling
Liu Ye

L’arte di Liu Ye è fatta di piccole cose e di grandi rimandi (preziose, a questo proposito, le didascalie che accompagnano i lavori): la sua è una pittura figurativa che tende all’essenziale, un perenne esercizio di ricerca tra i motivi dell’arte moderna (la nostra arte moderna: il ritratto, il mazzo di fiori, la natura morta, l’astrazione) e le icone della tradizione cinese (gli uccelli, il rosso, il paesaggio piatto, il teatro). Liu Ye ci racconta frammenti di vita vissuta sfruttando archetipi dell’Occidente e dell’Oriente rielaborati in modo originale: nell’atto stesso di questo Storytelling su tela sta la sua forza. E davvero, davanti a questo tipo di arte contemporanea, la Cina sembra un po’ più vicina, parafrasando le parole di Udo Kittelmann, che ha curato la mostra.

The Porcelain Room – Chinese Export Porcelain
The Porcelain Room – Chinese Export Porcelain
Delfino Sisto Legnani, Courtesy Fondazione Prada

Contrappunto interessante – e qui ci spostiamo al quarto piano della Torre della Fondazione – è The Porcelain Room – Chinese Export Porcelain, curata con eleganza da Jorge Welsh e Luisa Vinhais (fino al 28 settembre): esplora tutta la bellezza e il fascino delle porcellane cinesi da esportazione tra il Cinquecento e l’Ottocento. L’idea è quella di capire quanto i produttori del Dragone siano stati accorti e sensibili nel cogliere il gusto del mercato europeo adattando la loro arte alle varie esigenze: il viaggio comincia con le porcellane cinquecentesche della dinastia Ming, portate in Europa dai portoghesi e commissionate dai reali e nobili del tempo. 

Sala di porcellana, Castello di Charlottenburg, Berlino

Berlin, Schloss Charlottenburg, Porzellankabinett, R. 95.

Sala di porcellana, Castello di Charlottenburg, Berlino
Leo Seidel

Di questo primo “ponte culturale” tra Est e Ovest vediamo in mostra 45 meravigliosi esemplari accanto a una selezione di oggetti di uso quotidiano realizzati per le corti settecentesche. Porcellane antiche nella Collezione Prada? Sì, e il risultato è notevole (e instagrammabilissimo) anche per merito di un allestimento, firmato da Tom Postma Design, che non poteva essere più azzeccato. Osserviamo infatti le porcellane dentro una stanza rivestita in velluto marrone, seguendo un corridoio su cui si affacciano teche punteggiate di coloratissimi oggetti dalle forme più eccentriche per poi finire nella sala di porcellana (effetto wow assicurato).



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