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Condividereste il vostro guardaroba con dei perfetti sconosciuti?

Nel 2017 l’imprenditrice di New York Violet Gross e Merri Smith, un passato nel marketing per i grandi magazzini luxury Saks Fifth Avenue, hanno ideato Tulerie, un’app peer-to- peer (P2P) per il noleggio di abiti che si definiva “una community di condivisione abiti”.

L’idea era nata quando un’amica di Gross, che lavorava nella moda, non potendo permettersi gli abiti che avrebbe voluto, spesso si ritrovava a comprare dalle grandi catene o a farsi prestare i vestiti dalle amiche. Dopo un po’ l’amica si era offerta di pagare Gross per gli abiti che le prestava, ma Gross declinò, perché, secondo lei, fra amici queste cose si fanno. Ma l’amica le aveva messo la pulce nell’orecchio: “Perché prendere in prestito i vestiti solo dagli amici”?

Negli ultimi anni il mercato globale del noleggio abiti online è esploso, e si prevede che avrà un valore di oltre 2 miliardi di dollari entro il 2025. Accanto alle piattaforme B2C (business-to-consumer) come Rent The Runway, che si basa su di un inventario di abiti che prediligono capi di lusso, si assiste a un proliferare di app P2P, come Tulerie, ma anche come Nuw, di base a Dublino, e Designer-24, ideata negli EAU, i cui membri si noleggiano gli uni con gli altri tutto il loro guardaroba. 

Tulerie, ad esempio, noleggia articoli che vanno da poche centinaia a molte migliaia di sterline, dai capi knitwear Chanel alle tote bag di Celine dell’era Phoebe Philo passando per i portafogli Dior, ma anche articoli più accessibili come le felpe di Vetements x Champion e i top in cotone di Cecilie Bahnsen. Se è vero che sono i vestiti gli articoli più noleggiati (seguiti subito dopo dai maglioni), “si tratta di capi da indossare anche a un brunch o a cena, non necessariamente a un matrimonio”, spiega Gross. “Vogliamo allargare la mente dei clienti, vogliamo che pensino più ‘per tutti i giorni’ e meno ‘per un’occasione speciale’. Un altro modo di vestirsi per una riunione o per il compleanno di un’amica”.

Creare una community grazie agli abiti

Se state pensando di entrare a far parte di Tulerie, sappiate che fra gli articoli di punta ci sono capi in colori vivaci di tutti i tipi e, fra i più noleggiati, le pouch di Bottega Veneta e qualunque cosa di Jacquemus. Ugualmente importante, però, è lo spirito della community. “Intervistiamo su FaceTime ogni candidato”, dice Gross. “Per noi è anche un’occasione per dire, ‘Ascolta, se macchi o strappi qualcosa, sei fuori dalla nostra community’. Magari hai un armadio pieno di vestiti costosi, ma se non hai cura degli abiti, per noi non ha nessun valore”.

E anche per By Rotation, la prima app per il noleggio abiti online del mondo, questo modo di pensare è fondamentale. La app, che questo mese ha raggiunto la cifra record di 50.000 utenti, utilizza il rating da parte degli utenti per tenere informati i clienti sul profilo di un determinato utente e inoltre offre la possibilità, vantaggiosa, di accedere agli articoli più prestigiosi. Per esempio, un utente appena iscritto non ha ancora il privilegio di noleggiare un capo che vale più di 1000 sterline se non ha ricevuto almeno una recensione positiva. 

Secondo Eshita Kabra-Davies, un passato nel mondo della finanza, e inclusa di recente nei 30 under 30 di Forbes come fondatrice di By Rotation, fra gli utenti della app ci sono persone di tutti i tipi: studenti, professori, banchieri, avvocati e persino membri della famiglia reale (Lady Amelia Windsor), attori (Karla-Simone Spence) e influencer (Camille Charriere, Hannah Strafford-Taylor). 

“Tutti hanno estrema cura degli abiti”, dice. “Quando noleggi un capo, devi parlare con il proprietario e spiegare, ad esempio, ‘Mi piacerebbe molto noleggiare il tuo vestito di Vampire’s Wife per andare a un matrimonio.’ Sarà poi il proprietario a decidere se noleggiartelo o no. Sono diventata amica di un bel po’ di persone conoscendo alcune di queste donne e noleggiando da loro più volte. E notiamo che fra i membri della piattaforma nascono un sacco di nuove amicizie”.

Se è vero che queste app hanno creato uno spazio online in cui socializzare durante la pandemia, hanno poi dovuto adattarsi velocemente ai tempi in cui viviamo adesso. Tulerie applica una penale in caso di mancata cancellazione e incoraggia gli utenti a essere trasparenti sul loro stato di salute, ad esempio, mentre By Rotation fornisce ai propri membri linee guida sulla sicurezza in relazione al Covid-19, e applica regole molto rigide sull’igienizzazione dei capi prima della spedizione e della restituzione, oltre ad aver avviato una partnership con Oxwash, un servizio di pulitura specializzato ed eco-consapevole che viene offerto ai propri utenti con un codice sconto. Si incoraggia anche a spedire gli abiti, evitando di consegnarli di persona.

I vantaggi di un armadio condiviso

In media solo in Europa il 40% circa degli abiti che possediamo restano appesi nei nostri armadi, inutilizzati. Per questo il prestito P2P rappresenta un’opportunità per ridurre consumi e sprechi. Come spiega Kabra-Davies, passare a un guardaroba condiviso non ha influenzato solo il suo stile ma anche le sue scelte di consumatrice. “Posso tenere traccia degli articoli che inserisco nel mio profilo e di tutto quello che acquisto, così ho notato che compro capi di qualità molto più alta da quando sono iscritta a By Rotation. Adesso compro due capi ogni sei settimane circa, quando lavoravo nella finanza invece ne compravo tre o quattro volte di più. Sono diventata molto più consapevole. È davvero necessario avere tutte lo stesso identico vestito, o possiamo condividerlo”?

E poi ci sono anche i vantaggi economici, è chiaro. “In una transazione recente, ad esempio, un’ utente ha dato a noleggio un vestito per tre volte, e alla fine ha recuperato l’85% del prezzo a cui lo aveva acquistato in origine” spiega Kabra-Davies. “Ho controllato online, quel vestito era in vendita con il 50% di sconto, quindi considerando le commissioni del sito, lei avrebbe ricevuto solo il 35% del prezzo di vendita iniziale”.

E poi, se sappiamo che in futuro potremo noleggiare un nostro capo, ci sentiremo obbligati a prendercene più cura, ma anche a comprare indumenti di qualità più alta. Allo stesso modo, noleggiando i nostri abiti è molto più probabile ottenere il marchio #30Wears (un’iniziativa slow-fashion incentrata sul consumo consapevole). 

“Le persone hanno davvero cambiato il modo in cui spendono i loro soldi”, dice Gross di Tulerie. “Vogliono vivere delle esperienze, più che comprare delle cose, e si stanno abituando sempre più alla condivisione, non al possesso, che si tratti di appartamenti, di uffici, di automobili, persino di animali domestici. E presto inizieranno anche a condividere i propri armadi”.



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