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Grace Wales Bonner debutta a Parigi con la primavera estate 2021

A febbraio 2020 Grace Wales Bonner era già completamente immersa nelle sue ricerche sulla cultura “dance hall” giamaicana per la collezione primavera estate 2021, Essence, ma poi si è dovuta fermare. Per fortuna aveva fatto un viaggio nell’isola caraibica, e oltre a passare del tempo con amici e parenti, aveva visto una mostra alla National Gallery of Jamaica che analizzava la musica del Paese e la sua influenza sulla cultura negli anni 70, regalando alla vincitrice del premio LVMH tante nuove idee e ispirazioni. 

Grace Wales Bonner primavera estate 2021
Grace Wales Bonner primavera estate 2021
Photography Sean and Seng

La ricerca che Wales Bonner porta avanti non è visibile solo nelle creazioni che manda in passerella, per lei è una pratica a sé stante. Insieme a un lookbook e un film, sul sito della Fédération de la Haute Couture et de la Mode dal 28 settembre, la stilista ha riversato la grande quantità di idee e ispirazioni di questa stagione in una pubblicazione digitale. Dalla serie fotografica di Jason Evans e Simon Foxton Strictly, protagonista Edward Enninful, il direttore di Vogue UK, alle poesie di Michael Smith passando per le immagini delle insegne originali di sale da ballo, Reflections on Essence si può scaricare gratuitamente da WalesBonner.net

Le creazioni di Wales Bonner, inizialmente stilista di menswear, sono state un così grande successo, e senza distinzione di genere, che adesso le linee womenswear sono circa la metà della sue collezioni. Essence fonde tessuti in lana maschili con athleticwear; abiti raso terra crochet declinati in nero, verde e giallo oro, i colori della bandiera giamaicana; e completi due pezzi per il tempo libero, con pantaloni dalle pince profonde e gonne in denim indaco e color prugna. 

Photography Sean and Seng

La primavera estate 2021 riprende il discorso interrotto da Lovers Rock (AI20), esplorando il rapporto fra la Gran Bretagna e i Caraibi: è la seconda parte di quella che sarà una trilogia, coerentemente con lo stile di Wales Bonner, che preferisce portare avanti lo stesso tipo di ricerca invece di saltare bruscamente da una stagione all’altra. Abbiamo parlato con la stilista, 29 anni, che ci ha parlato dei suoi progetti futuri.

Il film è una bellissima opera cinematografica. Come sei riuscita a realizzare le riprese in Giamaica in piena pandemia?

“È merito della sinergia fantastica che si è creata fra il regista Jeano Edwards e le modelle di Saint International a Kingston, io lavoravo da remoto. Un sacco di amici sono coinvolti nel film, è bello creare queste connessioni, essere coerenti con i nostri rapporti, e nel modo in cui rafforziamo il nostro messaggio”.

Come sarà la pubblicazione digitale che uscirà in concomitanza con il film e con il lookbook?

“È stato molto positivo per me riuscire a parlare della mia collezione con uno storytelling in formato long-form. La pubblicazione comprende contributi di Marlon James, Ishion Hutchinson, Stuart Hall — le mie diverse ispirazioni letterarie. Ci sono anche lavori di Liz Johnson Artur e altri artisti con cui ho collaborato”.

Photography Sean and Seng

La collezione è divisa in tre capitoli: Wardrobe, Jamaica Day e Evening Procession. Quali sono le differenze fra loro, e come nascono? 

“Con la collezione in generale volevo capire quali sono i capi essenziali nel guardaroba di Wales Bonner e quelli che devono essere sempre presenti. Ho studiato a fondo come si confezionano le camicie, lo sportswear retrò e in che modo integrarli con l’elemento sartoriale per creare capi ibridi. 

Jamaica Day ha un mood più sportivo. Quando facevo ricerca, ho visto che c’è ancora una connessione fra Giamaica e Gran Bretagna, perché molti nei Caraibi indossano camicie e abiti fatti in UK. Una conversazione, quindi, con l’estetica sartoriale inglese.

“L’altra parte della collezione è più elegante, per la sera, abbiamo usato la seta e bottoni gioiello, e per quello Hailé Selassié (negus d'Etiopia fino al 1974, ndr) resta un riferimento. Pensavo a questa idea di “processione”, ma in modo comodo e pratico, sicuramente in risposta al modo in cui le persone si vestono oggi. Passiamo molto più tempo a casa ora, quindi l’idea di un lusso personale e di intimità è diventata una parte importante della mia ispirazione.

“Per quanto riguarda i tagli e le silhouette, i capi sono più morbidi, non aderenti, e c’è più enfasi su uno stile timeless”. 

Il produttore discografico giamaicano Augustus Pablo (1954 -1999) è un’altra importante ispirazione. In che modo?

“La sua musica era incredibile, e anche il suo senso dello stile, era in dialogo con lo stile British ed era questo che ho trovato interessante. Riusciva a indossare con estrema naturalezza una camicia formale”.

Sei nel calendario ufficiale della Paris Fashion Week per la prima volta questa stagione: è stato importante per te stabilirti nella capitale francese?

“Mi interessava far conoscere il mio lavoro a un pubblico più vasto. E visto che lo presento con un film e una pubblicazione, la gente potrà immergersi completamente nel mondo di Wales Bonner. Penso sempre a questa idea di pluralità e collaborazione — non si tratta solo di un unico punto di vista fermo in un unico luogo. La fluidità, essere presente in spazi diversi è interessante”.”

Photography Sean and Seng

Dalla tua mostra A Time For New Dreams alla Serpentine Gallery di Londra alla serata “Devotional Sound” alla Saint Peter’s Church di Manhattan, hai sempre guardato oltre il formato tradizionale della sfilata, e messo in discussione le gerarchie fra le varie forme d’arte. Speri che il mondo della moda diventi più interdisciplinare?

“Credo che avremo un bisogno maggiore di significato, di attenzione e cura, e di nuove idee nelle collezioni e nel modo in cui vengono comunicate. La gente potrà scoprire le collezioni in modi diversi, è questo è entusiasmante”.

A cosa stai lavorando al di là della collezione primavera estate 2021?

“A novembre lanceremo la nuova collaborazione con Adidas Originals. Sto anche sviluppando una piattaforma spirituale e didattica che si chiama Between Critique and Hope, e sarà all’interno del mio sito. Ci saranno conversazioni con persone che provengono dai settori più diversi e con quelle con cui collaboro attualmente, per aprire gli archivi della cultura Black e allargare i confini della pratica dell’estetica Black”.



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