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Paris Fashion Week 2020: Natacha Ramsay-Levi di Chloé a tu per tu con Marion Verboom

“Sono tutti ossessionati dal raccontare storie e, devo ammetterlo, io non sono brava a farlo.” 

Il direttore creativo di Chloé Natacha Ramsay-Levi racconta a Vogue della sua apatia nei confronti del linguaggio pubblicitario dei nostri giorni che cede alle risate autoironiche.

In un’industria che ci ha abituati ad aspettarci dagli stilisti un flusso continuo di slogan attraverso ogni mezzo di comunicazione, l’incredibile stilista parigina ha lanciato un trionfale tiro a effetto il 27 febbraio, facendo qualcosa che alle donne di successo, per generazioni e con tono condiscendente, è sempre stato sconsigliato di fare: mostrare le sue emozioni.

“Questa sfilata segna il mio terzo anniversario a Chloé – adesso ho la maturità e la confidenza necessaria per mostrare il mio lato sensibile ed essere più sincera con me stessa. Essere in grado di rivelare quel lato di me e di condividerlo, è davvero bello,” racconta al telefono dal suo studio di Parigi. “C’è sempre pragmatismo in Chloé, e mi piace, ma per la collezione autunno inverno 2020 volevo mostrare le mie fragilità.”

Grazie a questa ritrovata franchezza, noi scopriamo il percorso del processo creativo di Natacha Ramsay-Levi. A dicembre 2019 la stilista e la sua amica, la scultrice francese Marion Verboom, hanno iniziato a parlare di come costruire il set della sfilata autunno inverno, usando le voluttuose colonne in jesmonite – intitolate Tectonies – esposte alla Beaux-Arts di Parigi durante la mostra ‘Infinite Sculpture’, che ha chiuso a metà febbraio. Durante le loro prime conversazioni, le due hanno parlato di ogni cosa, dagli artisti Art Nouveau René Lalique e François Décorchemont ai crittogrammi e agli scritti di Blaise Cendrars e Jorge Luis Borges, ma il discorso sulla loro amicizia ha avuto la meglio. “Devi essere tosta per dirigere una maison come Chloé, ma io ho bisogno di circondarmi di anime creative, come Marion,” racconta Natacha Ramsay-Levi.

Vogue rivela la conversazione tra la stilista e la scultrice sulla loro relazione con il passato e come le due hanno unito le forze per la sfilata autunno inverno 2020 2021.

Una scoperta reciproca

Natacha Ramsay-Levi (NRL): “Un mio carissimo amico mi ha mostrato il lavoro di Marion mentre lavoravo alla mia prima collezione per Chloé (era la primavera estate 2018), immaginando istintivamente che ci sarebbe stata una connessione. Marion crea con le mani, quindi riesci a percepire la sensualità delle sue opere. Sono un po’ così anch’io. In quel momento ho pensato a cosa avremmo potuto realizzare insieme, ma essendo la mia prima sfilata per Chloé, non mi sentivo ancora pronta a iniziare una collaborazione. Ma eravamo anche in procinto di aprire Maison Chloé a Parigi e avevamo bisogno di dare vita alla struttura, perciò la prima cosa che chiesi fu: ‘Possiamo acquistare qualche scultura di Marion?’ Mi piaceva l’idea che il primo impatto con la Maison fosse dato dalle sculture. Le sfilate autunno inverno 2020 si terranno proprio lì.”

Marion Verboom (MV): “Che sorpresa al primo contatto di Natacha. Non ero mai stata contattata da nessuno nel mondo della moda prima d’ora ed ecco che si presenta questa donna così straordinaria, forte e intelligente. Il suo animo da esploratrice e la sua libertà sono fonte d’ispirazione per me – Natacha incarna l’idea del tutto è possibile, basta rimanere eccitati e curiosi.”

Una connessione creativa col passato

MV: “Il legame immediato che ho avuto con il lavoro di Natacha è arrivato dalla sua passione nel ricreare un nuovo senso del tempo incorporando concept da altri periodi storici. Condividiamo, inoltre, un interesse per tutto ciò che è visto come ‘reietto’.”

NRL: “Sì, è proprio così. Oltre ciò che è visibile, il momento in cui ho percepito un legame con il lavoro di Marion è stato quando ho scoperto che usa tracce del passato per costruire un dialogo con il presente. Sono molto sensibile a questo. La storia è ancestrale e s’infiltra nel nostro subconscio. Adoro il modo in cui Marion rievoca il passato attraverso una modernità incredibilmente definita.

“Chloé è un brand che ho amato dal primo giorno in cui sono arrivata. Mi piace avere uno sguardo al passato, avere come riferimento il lavoro di Phoebe Philo, di Stella McCartney, della fondatrice di Chloé Gaby Aghion e di Karl Lagerfeld, perché la storia ti costringe ad aggiungere nuovi livelli e difficoltà. Per questo ho chiamato la mia prima sfilata ‘Solo le tracce fanno sognare (Seules les traces font rêver). La storia è inoltre parte della mia educazione; per anni volevo essere una storica. Più conosci il contesto, più risulterai intelligente. Questo lo ritrovo anche nel lavoro di Marion.”

MV: “Natacha trova i suoi riferimenti nella moda, nell’arte, nella letteratura e nel cinema. Attraverso la moda esprime come la cultura possa essere un piacere, cibo per la vita. Anche la mia arte ha radici spesse. Nutro il mio lavoro tenendo gli occhi aperti su diversi ambiti.”

Il significato delle sculture

MV: “Le sculture si chiamano Tectonies, e sono un insieme di 10 calchi diversi, che vanno a creare colonne o sequenze, ispirate all’architettura greco-romana e alle chiese in stile romanico. Sono stata influenzata particolarmente dalle sculture criselefantine (la più famosa è quella monumentale di Atena, purtroppo scomparsa, collocata originariamente all’interno del Partenone). Per la sfilata autunno inverno 2020, oltre ai totem dorati, c'era la voce di Marianne Faithfull che ha letto poesie classiche. Mi sembrava così naturale mostrare questa serie di opere e farle ‘ballare’ di fianco al lavoro di Natacha.”

Photography courtesy of Chloe

NRL: “Sapevamo dall’inizio che non volevamo creare qualcosa di nuovo. Le opere preesistenti di Marion sono già parte di Chloé, perché sono parte della mia ispirazione e del mio pensiero. Non sono una stilista a cui piace lavorare da sola e parte della bellezza del mio lavoro è che sono circondata da una comunità di anime creative. Naturalmente, ci sono momenti in cui ho bisogno di solitudine, vacuità e silenzio per schiarirmi le idee, ma la mia ispirazione arriva dalla costruzione di un team. Ecco perché ho chiesto a Marion di far parte dello show quest'anno – le modelle che hanno sfilato tra le sculture di Marion sono, fondamentalmente, come immagino la donna Chloé. Non è un oggetto, è viva e ha complessità segrete. Tutte le persone stimolanti che mi circondano, mi ricordano che non sono sola. Ecco perché voglio mostrare questo lavoro come parte della storia di Chloé ed è per questo che ho scelto Marion.”

Tectonies di Marion Verboom sarà in mostra al museo Calouste Gulbenkian di Lisbona, in Portogallo, dal 24 aprile al 7 settembre 2020 



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