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Intervista a Massimo Giorgetti di MSGM

Massimo Giorgetti di MSGM ha festeggiato a Pitti Uomo, nel giugno 2019, i suoi primi 10 anni, così come Vogue Talents che ha raggiunto i due lustri dalla prima uscita. Lo speciale numero di Settembre per celebrare questo importante compleanno ha raccolto una serie di designer per i quali, il rapporto con Vogue Talents ha significato molto e con i quali, questo rapporto, non ha fatto altro che consolidarsi nel corso di questo decennio. MSGM di Massimo Giorgetti è appunto uno dei brand, che abbiamo intervistato in questa occasione di festa; ora, a distanza di qualche mese pubblichiamo la versione integrale dell'intervista, per capire e scoprire insieme, il percorso di successo del brand Milanese. Dalla vittoria a Who is on Next? nel 2010, alle esperienze che lo hanno formato prima di lanciare il suo marchio; e ancora gli anni in cui è stato direttore creativo di Pucci.

Fotografo Filippo Fior / Gorunway.com
Fotografo Filippo Fior / Gorunway.com

Ecco di cosa abbiamo parlato con Massimo Giorgetti.

A Giugno 2019 MSGM ha festeggiato a Pitti i suoi primi 10 anni: se dovessi fare un bilancio, che cosa indicheresti come milestone di questo percorso? Cosa è cambiato in MSGM in questi anni e cosa è rimasto uguale? E in Massimo Giorgetti?

Prima di tutto sono stato molto felice di tornare a Pitti Immagine in occasione del decimo anniversario di MSGM. A me sembrano passati al massimo tre anni, ma se penso alle cose fatte - le sfilate, i negozi, l’espansione all’estero, le licenze e, soprattutto, la squadra di oltre cento persone che lavora con me tra Milano e le Marche - allora i conti tornano! Siamo cresciuti in modo sano, stagione dopo stagione, infatti vedo il marchio ancora molto riconoscibile e vicino alle sue origini. Ha subito certo delle evoluzioni, perché mi piace sperimentare, cambiare stylist e fotografi. È stato protagonista anche di un’evoluzione creativa, a volte più streetwear altre più classica, ma non ha mai perso di vista il suo DNA. Io invece mantengo la stessa passione ed entusiasmo degli inizi; non direi che il mio approccio sia cambiato ma, più che altro, affronto il lavoro di creativo con più consapevolezza e maturità.

Che cosa ha rappresentato per te la partecipazione a Who is on Next?

Ho partecipato a Who is on Next? nel 2010 godendo di grande visibilità. Sebbene abbiamo iniziato con la linea maschile, è stata la collezione femminile ad avere subito un successo inaspettato. La partecipazione a Pitti Uomo nel 2013 ha dato una grande spinta al menswear e, negli ultimi 2 anni, c’è stato un vero e proprio exploit delle proposte maschili.

Come hai già raccontato in varie occasioni, come al talk di Palazzo Morando anni fa, tu hai un background non "ortodosso" per uno stilista di moda. In cosa questa tua provenienza da altre figure professionali ti ha aiutato nel creare il tuo brand?

Il mio ingresso nella moda, penso provenga dallo stesso fattore che spinge tutti quelli che fanno questo lavoro: la passione! Ho sempre avuto un’innata passione per la moda, da giovane compravo e leggevo tanti giornali e ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia nella quale uno zio si occupava dei ricami de Il Charro, in una zona d’Italia dove la moda era già business. È vero che la mia formazione scolastica era profondamente diversa, mi sono diplomato in ragioneria, ma questo mi ha dato subito una mentalità non solo creativa ma anche più manageriale. Il fatto poi di aver lavorato per molti anni in uno dei negozi più belli della riviera Romagnola, mi ha formato ancora di più in questo senso, dandomi la possibilità di vedere cosa il cliente finale veramente voleva, quali erano le sue reazioni e cosa gli piaceva indossare. Unendo tutto questo alla mia curiosità verso tutto ciò che è creatività, quindi anche musica e arte, è poi nata la voglia di creare qualcosa che fosse nuovo per la moda italiana. Ricordo ancora quando mi dicevano che MSGM era solo un brand di felpe e magliette! Oggi invece se non fai una felpa e una T-shirt non sei più rilevante. E la mia grande soddisfazione è stata quella di mantenere il DNA del brand sempre fedele a se stesso, pur nell’evoluzione delle collezioni che oggi sono molto ampie e complete. Ma sempre con un occhio a quello che il cliente finale secondo me desidera!

Spesso hai citato tra i tuoi desideri quello di mantenere la freschezza in MSGM e fino a oggi la costante crescita del marchio sembra dire che l'obiettivo è raggiunto: altri sogni nel cassetto per MSGM? E per te?

A oggi siamo ancora percepiti come un marchio prettamente incentrato sull'abbigliamento, ma vogliamo investire per potenziare anche il segmento accessori. Ci vorrà un po’ di tempo perché riuscire a indovinare una it bag non sarebbe male e ci aiuterebbe a bruciare le tappe. È anche vero che questo non è il nostro modo di affrontare il mercato: per noi non è importante correre a tutta velocità, ma essere sempre in movimento. Crescere piano e in maniera stabile, restando sempre cool. Il mio sogno nel cassetto forse è quello di riuscire un giorno a dedicare più tempo agli altri miei interessi, soprattutto artistici. Ho da poco aperto con due soci un spazio espositivo/culturale, nella ex sede di MSGM e già questo è stato per me motivo di grande orgoglio e soddisfazione.

Se dovessi indicare in pochi step il tuo percorso, che cosa nomineresti?

Sicuramente la mia prima presentazione uomo a Pitti, che è stato un momento di svolta anche per le collezioni donna (dopo quella presentazione finalmente Camera Moda ci invitò in calendario a sfilare); la sfilata Donna autunno inverno 2018 2019 dedicata a Milano, a cui tengo molto; le collaborazioni e le capsule collection con il mondo dell’arte (Maurizio Cattelan e Toilet Paper, Nico Vascellari, solo per citarne due) e le sfilate Uomo e Donna per i 10 anni del brand. 

Come definisci l'esperienza in Emilio Pucci? Che cosa rappresenta per un designer di talento il lavoro in due brand così differenti come il tuo e Pucci?

La mia esperienza in Pucci è stata veramente importante per me. Quando sono entrato in questa nuova realtà che non conoscevo, ho studiato molto. Il lusso, i tessuti e le meravigliose stampe, ma anche l’artigianato italiano in fatto di pizzi, pelle, accessori e calzature. Per me è stato un po’ come tornare a scuola. Si è trattato sicuramente di una grande sfida, portare avanti parallelamente due brand con un DNA così forte e marcato, soprattutto per Pucci, con alle spalle un heritage importantissimo, è stata una grande responsabilità! Quel periodo ha rappresentato un momento di passaggio, nel quale la mia creatività è stata doppiamente stimolata; ho avuto la possibilità di esprimermi ancor di più e sono cresciuto molto.

Sei sempre appassionato di musica? Continua a non mancare mai nel tuo studio?

Da piccolo, papà mi ha insegnato a suonare il pianoforte e la chitarra. Ascoltavo Luigi Tenco, Lucio Dalla, Lucio Battisti. Ho dei bellissimi ricordi. Da ragazzino, invece, impazzivo per il brit pop: gli Oasis, i Radiohead. Poi quando è arrivato l'indie, la musica ha preso il sopravvento sulla mia vita. La musica è sempre stata elemento fondamentale del DNA di MSGM, così come la narrazione di un'Italianità contemporanea, dinamica, che partendo dalla tradizione si proietta senza nostalgia verso il futuro. Considero la moda un’interpretazione del proprio modo di essere e del proprio stato d’animo. Una delle mie fonti d’ispirazione è proprio la musica e rappresenta un aspetto fondamentale della mia creatività. Mi piace pensare che le mie collezioni siano un’interpretazione materiale del suono: musica per i tuoi occhi!

Che consigli daresti a un giovane che vuole lavorare nella moda? In che direzione gli suggeriresti di andare volendo aprire un brand?

Non penso che esistano delle formule o delle regole. Penso veramente che per riuscire a imporsi oggi, sia necessario avere un’idea precisa e originale, e portarla avanti, anche se magari gli inizi sono difficili. Penso che sia necessario guardare il mondo e tutto quello che succede intorno a noi con grande curiosità e assorbire da tutte le esperienze quello che ti può far crescere. Non limitandosi a guardare le cose tramite l’interessante, ma a volte anche limitante, filtro di Instagram e dei social media.

Fotografo Filippo Fior / Gorunway.com
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