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Vedi alla voce speranza

Voi due, assieme. Non è la prima volta, vero?
Al Gore
Siamo amici da ormai sette anni. Ci ha presentati un amico comune, Mark Ferguson, uno dei soci fondatori del mio fondo di investimento ecologico (Generation Investment Management, ndr)...
Stella McCartney ...e un caro amico di mio padre. Ti ricordi quella volta in cui veniste insieme a farmi visita in ufficio? Quella mattina ero impegnata in una tavola rotonda con colleghi designer provenienti da tutta Europa. «C’è un mio amico qui fuori che vuole salutarvi», ho annunciato, senza rivelare il tuo nome. Quando sei entrato nella stanza, sono rimasti tutti a bocca aperta. Poi si sono alzati e hanno iniziato ad applaudire; una collega è scoppiata addirittura in lacrime. Credimi, scene del genere nel mondo della moda non capitano spesso. Sei un simbolo della battaglia contro il cambiamento climatico, e mi domando se ti rendi pienamente conto di quanto il mondo ti sia grato per il tuo impegno.
AG Il misuratore elettronico di ego che tengo nascosto nel taschino della giacca ha preso a vibrare pericolosamente... (ride).

Questo numero di Vogue Italia è dedicato alle parole che segnano il nostro tempo. Quali sono quelle che, a vostro avviso, svolgeranno un ruolo centrale nel dibattito sul clima e sull’ambiente negli anni a venire?
AG Comincerei con bellezza, parola che mi permette di ricambiare il complimento, Stella. Con il tuo impegno per rendere la moda più sostenibile, hai contribuito a ridefinire il concetto di bello nella moda, che ormai esula dalla sola estetica includendo sempre più anche l’attenzione per la Terra.
SMC Vedi Al, agli inizi della mia carriera, le mie preoccupazioni di designer più che all’ambiente erano legate alla sfera delle emozioni, un’altra importante parola da mettere in evidenza. Sapere che un abito aveva causato sofferenza a un animale mi impediva di provare gioia nell’indossarlo. Mi sono così lanciata nella moda “animal cruelty-free”, che poi negli anni è evoluta in una moda sensibile al tema della sostenibilità. Possiamo dirci veramente felici, oggi, quando indossiamo vestiti che sappiamo aver aiutato la distruzione del pianeta? Sempre più persone si pongono questa domanda. La via della sostenibilità nella moda, ne sono convinta, passa anche dalla riscoperta di questo legame emotivo con i nostri abiti.
AG È un trend generale: un po’ in tutti i settori, i consumatori si domandano se i brand rispettano i loro valori, o se invece contribuiscono alla distruzione del pianeta, minando così alla base il futuro dei loro figli. Sono inoltre sempre più consapevoli del fatto che possono influenzare l’economia di cui fanno parte in direzione di pratiche più sostenibili scegliendo cosa acquistare ogni giorno.

In passato abbiamo visto i marchi di moda cadere in vistose contraddizioni, promuovendo pratiche virtuose per una causa, come la sofferenza animale, e controproducenti per un’altra, come il cambiamento climatico. Spesso in buona fede, in conseguenza della grave mancanza di conoscenza sul reale impatto ambientale della moda. Sottolineiamo anche queste parole?
SMC Sì, assolutamente. Come designer di moda sostenibile, una parte crescente del mio lavoro consiste nel raccogliere informazioni! C’è un grande bisogno di ricerca ed è tempo che i brand coordinino i loro sforzi. Più colleghi si uniranno in questo sforzo, e più economici e accessibili diventeranno per tutti i nuovi sistemi di produzione e distribuzione. Siamo tutti di fronte alla medesima responsabilità storica: dimostrare al mondo che la moda sostenibile funziona. E che, altro punto fondamentale, le conoscenze per mantenerla su questa via non dovrebbero essere considerate alla stregua di segreti industriali, bensì ricevere lo status speciale di “bene comune”.

Qualcosa ha iniziato a muoversi in questa direzione. Sotto l’egida di UN Climate Change, lo scorso 10 dicembre a Katowice, in Polonia, è stata lanciata ufficialmente la “Carta dell’industria della moda per l’azione per il clima”, in cui 43 brand hanno sottoscritto il loro impegno per ridurre l’impatto ambientale dell’industria e rendere l’intera filiera più trasparente.
SMC Trasparenza è un’altra parola che sarà sicuramente al centro del dibattito. Proprio di questo si occupa la mia recente collaborazione con Google: stiamo mettendo a punto un rivoluzionario strumento informatico, basato sulle più avanzate tecnologie di Cloud Computing e Deep Learning, che consentirà di monitorare il reale impatto ambientale delle materie prime per la moda. L’idea è quella di fornire, finalmente, alle aziende del settore criteri affidabili per orientarsi nella scelta delle più pulite. Buona parte delle emissioni inquinanti della nostra industria si concentra infatti in questo nebuloso stadio iniziale della filiera! In assenza di leggi adeguate tocca a noi stessi rimboccarci le maniche e definire i nuovi standard di produzione del futuro.
AG Mentre i governi continuano a finanziare con soldi pubblici l’industria dei combustibili fossili, il mondo, per fortuna, va avanti. In due terzi del pianeta, l’elettricità proveniente al sole e dal vento è ormai più economica di quella ricavata dal petrolio e da altre fonti inquinanti, e presto sarà così ovunque. Nel mio paese, l’occupazione in più rapida crescita è “installatore di pannelli solari”, “tecnico delle turbine eoliche” la seconda. I posti di lavoro connessi al solare crescono sei volte più veloci della media. Ci sono tutti i segni di una transizione epocale in corso.
SMC Al, nessuno come te ha il polso della situazione: a che punto siamo con questa transizione? Alcune statistiche sono piuttosto deprimenti: meno del 10% della plastica prodotta al mondo viene riciclata. Quanto siamo lontani da quel fatidico “punto di svolta” superato il quale le pratiche sostenibili diventeranno irreversibilmente la norma?
AG Ci sono motivi per credere che siamo molto vicini a quel giorno. Del resto è diventato ormai impossibile ignorare il problema:
Madre Natura negli ultimi anni si è drammaticamente unita al dibattito, facendo sentire forte la sua voce.SMC Nel documentario del 2006 Una scomoda verità, eri stato costretto a inserire numerose simulazioni per convincerci della gravità della situazione...
AG ...mentre adesso alle mie conferenze sono in grado di utilizzare sempre più spesso esempi delle settimane precedenti. Inondazioni, incendi, siccità, scioglimento dei ghiacciai... Le manifestazioni estreme e distruttive del clima sono così frequenti da essere presenza fissa nei notiziari.

Avete la sensazione che oggi i giovani siano più sensibili alla causa?SMC Fino ad alcuni anni fa, le ragazze per strada mi fermavano soprattutto per congratularsi delle mie borse “Falabella”. Adesso lo fanno quasi esclusivamente per ringraziarmi dell’impegno a favore degli animali e dell’ambiente. Nell’aria si respira chiaramente una nuova sensibilità.

AG Ogni anno mi occupo della formazione di centinaia di nuovi “climate activist” in tutto il mondo. Da quando Greta Thunberg ha fatto sentire la sua voce, le richieste ai nostri corsi sono così aumentate da costringerci, a malincuore, a declinarne la maggior parte.
SMC Al, quando hai iniziato a batterti contro il cambiamento climatico? A chi ti sei ispirato?
AG Cinquant’anni or sono, ero studente ad Harvard, mi iscrissi a un seminario tenuto da Roger Revelle, uno dei primi scienziati a studiare l’effetto serra. Le sue rivelazioni mi lasciarono a dir poco sconvolto! Devo a lui se, già allora, mi sono reso conto di quanto fosse grave la minaccia che incombeva sul nostro futuro. Quando venni eletto al Congresso, sette anni più tardi, decisi di organizzare un’interrogazione parlamentare sul cambiamento climatico, la prima in assoluto negli Stati Uniti. E invitai il mio vecchio professore a fare da relatore, nella speranza che la sua testimonianza potesse suscitare anche nei miei colleghi il mio stesso senso di urgenza di anni prima. Le sue parole fecero invece un buco nell’acqua! È stato in quell’occasione che, per la prima volta, mi sono posto la domanda che mi ha impegnato tutta la vita e che ha dato il via a un’avventura che dura ancora oggi: «Come possiamo presentare al meglio queste informazioni perché facciano breccia nel muro dell’indifferenza?».

Gore, la sua strategia comunicativa è cambiata molto negli ultimi anni. Il documentario Una scomoda verità 2 segna un netto cambiamento di tono rispetto al primo, concentrandosi più sulle soluzioni al problema del riscaldamento globale che sulle sue catastrofiche ripercussioni.
AG Nei prossimi dieci anni parleremo soprattutto di soluzioni, perché finalmente ne esistono. E sono disponibili, economiche e, se implementate, creeranno posti di lavoro, oltre a migliorare la qualità della vita. In molti casi sono anche economicamente più efficienti degli schemi precedenti.
SMC Vero! Recentemente abbiamo messo in pratica nuovi standard di sostenibilità in una fabbrica in Cina e abbiamo scoperto che così facendo... sono calati i costi! Un risultato che mi riempie di speranza.
AG Del resto, la disperazione è solo un’altra forma di negazionismo, un lusso che non possiamo permetterci. Non ne abbiamo il tempo.

Foto di Colin Dodgson. Hair Eamonn Hughes. Make-up Kristin Pigott. Production Zuzana Kostolanska@Art Partner.

Vogue Italia, settembre 2019, No. 829, pag.167

(English text)

You two together. It’s not the first time, right?

Al Gore We have been friends for seven years now. A mutual friend introduced us, Mark Ferguson, one of the founding partners of my sustainable investment fund [Generation Investment Management] ...

Stella McCartney ... and a dear friend of my father. Do you remember the time you came to visit me at the office together? That morning I was doing a round table with fellow designers from all over Europe. “There’s a friend of mine outside who wants to say hi,” I announced, without revealing your name. When you came into the room, they were all speechless. Then they stood up and started applauding; a colleague even burst into tears. Believe me, scenes like that in the fashion world don't happen often. You are a symbol of the fight against climate change, and I wonder if you fully understand how grateful the world is for your efforts.

AG The electronic ego meter I keep hidden in my jacket pocket just started vibrating dangerously ... (laughs).

This issue of Vogue Italia is dedicated to the words that mark our era. What are the words that, in your opinion, will play a central role in the debate around climate and the environment in years to come?

AG I would start with beauty, a word that allows me to return the compliment, Stella. With your commitment to making fashion more sustainable, you have contributed to redefining the concept of beauty in fashion, which now goes beyond the aesthetic to increasingly including consideration for the Earth.

SMC See Al, at the beginning of my career, my concerns as a designer more than with the environment were related to the sphere of emotions, another important word to highlight. Knowing that an item of clothing had caused suffering to an animal prevented me from feeling joy in wearing it. So I threw myself into "animal cruelty-free" fashion, which over the years evolved into fashion that is sensitive to the issue of sustainability. Can we really call ourselves happy, today, when we wear clothes that we know helped destroy the planet? More and more people are asking themselves this question. The path to sustainability in fashion, I’m convinced, is also through the rediscovery of this emotional connection to our clothes.

AG It’s a general trend: a bit across all sectors, consumers ask themselves if brands adhere to their values, or if instead they contribute to the destruction of the planet, thus undermining their children's future. They are also increasingly aware of the fact that they can influence the economy, of which they are a part, towards more sustainable practices by choosing what to buy every day.

In the past we’ve seen fashion brands fall victim to showy contradictions, promoting practices that support a cause, like animal welfare, and are counterproductive for another, like climate change. Often in good faith, as a consequence of a serious lack of awareness of the real environmental impact of fashion. Should we also highlight these words?

SMC Yes, absolutely. As a sustainable fashion designer, a growing part of my job is to gather information! There is a great need for research, and it is time for brands to coordinate their efforts. The more colleagues take part in this effort, the more affordable and accessible the new manufacturing and distribution systems will become for everyone. We are all faced with the same historical responsibility: to show the world that sustainable fashion works. And that, another fundamental point, the knowledge to keep it on this path shouldn’t be thought of as an industrial secret, but rather be granted the special status of a “common good”.

Some things are moving in that direction. Under the auspices of UN Climate Change, on December 10th last year in Kotawice, Poland, the “Fashion Industry Charter for Climate Change” was launched, in which 43 brands committed to reducing the environmental impact of the industry and making the entire production chain more transparent.

SMC Transparency is another word that will certainly be at the center of the debate. My recent collaboration with Google deals precisely with this: we are developing a revolutionary software tool, based on the most advanced cloud computing and deep learning technologies, that will allow us to monitor the real environmental impact of fashion’s raw materials. The idea is to finally be able to provide companies with reliable guidelines for choosing the cleanest ones. A significant part of our industry's polluting emissions is in fact concentrated in this nebulous initial stage of the supply chain! In the absence of adequate laws it’s up to us to roll up our sleeves and define the new manufacturing standards of the future.

AG While governments continue to finance the fossil fuel industry with public money, the world, fortunately, has moved on. Across two thirds of the planet, electricity from the sun and wind is now cheaper than power from oil and other polluting sources, and soon it will be that way everywhere. In my country, the fastest growing occupation is “solar panel installer”, “wind turbine technician” is second. Jobs linked to solar grow six times faster than the average. There are all the signs of an epochal transition in progress.

SMC Al, no one has a grasp on the situation like you: where are we with this transition? Some statistics are pretty depressing: less than 10% of the plastic produced in the world is recycled. How far are we from that fateful “turning point” beyond which sustainable practices will irreversibly become the norm?

AG There’s reason to believe we are very close to that day. After all, it’s now become impossible to ignore the problem: in recent years Mother Nature has dramatically joined the debate, making her voice loudly heard.

SMC In the 2006 documentary An Inconvenient Truth, you had to insert lots of simulations to convince us of the gravity of the situation ...

AG … while now at my talks I’m increasingly able to use examples from previous weeks. Floods, fires, droughts, melting glaciers ... The extreme and destructive manifestations of climate are so frequent as to be a fixed presence in the news.

Do you have the feeling that young people today are more aware of the cause?

SMC Until a few years ago, girls on the street stopped me most of all to say how much they loved my "Falabella" bags. Now they do it almost exclusively to thank me for my commitment to animals and the environment. A new kind of awareness is clearly in the air.

AG Every year I train hundreds of new climate activists around the world. Since Greta Thunberg made her voice heard, the applications for our courses have increased so much that we reluctantly have to decline most of them.

SMC Al, when did you begin to fight against climate change? Who inspired you?

AG Fifty years ago I was a student at Harvard, I enrolled in a seminar held by Roger Revelle, one of the first scientists to study the greenhouse effect. His revelations left me shocked to say the least! I owe it to him that, even back then, I realized how serious the threat hanging over our future was. When I was elected to Congress seven years later, I decided to organize a congressional hearing on climate change, the first ever in the United States. And I invited my old professor to be a speaker, in the hope that his testimony could arouse in my colleagues my same sense of urgency from years before. Instead, his words fell on deaf ears! It was then that, for the first time, I asked myself the question that has interested me all my life and that led to an adventure that continues to this: “What is the best way to present this information so that it can breach the wall of indifference?”.

Gore, your communication strategy has changed a lot in recent years. The documentary An Inconvenient Sequel: Truth to Power marks a clear change in tone compared to the first, focusing more on the solutions to the problem of global warming than on the catastrophic repercussions.

AG In the coming decade we will mainly talk about solutions, because they finally exist. And they are available, cheap and, if implemented, they will create jobs, as well as improve quality of life. In many cases they are also financially more efficient than previous approaches.

SMC True! We recently started implementing new sustainability standards in a factory in China and we discovered that by doing so ... costs fell! A result that fills me with hope.

AG After all, despair is just another form of denial, a luxury we cannot afford. We don't have the time. _



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